martedì 25 gennaio 2011

VIA PANISPERNA

Via Panisperna

Pane e Prosciutto
Si fa derivare il nome da una lapide quì esistente, che faceva menzione di un prefetto Perpenna; secondo il Maes qui era l Tempio di Giove Fagutale al quale si sacrificava un porco (ecco la perna, ossia il prosciutto) i cui pezzi si mangiavano avidamente, poi se ne celebrava la festa con conviti popolari, nei quali si dispensava a profusione a tutti i devoti pane e prosciutto: panis et perna.
Tradizione questa rimasta alle monache di Santa Chiara, che nella festa di S.Lorenzo in Panisperna, solevano distribuire a poveri egualmente pane e prosciutto.
Spiritualizzandosi la società, al prosciutto le monache, finchè restarono al loro convento, sostituirono un panino benedetto.

Palis e Sterno
"La chiesa di S.Lorenzo occupa parte dell'area delle Terme di Olimpiade, dinnanzi alle quali S.Lorenzo fu arrostito disteso su verghe di ferro formanti una grossa graticola.
A perenne ricordo del martirio fu denominato S.Lorenzo in Palisterno, cioè palis (pali o verghe), sterno, che significa distendere, mettere sopra per bruciare.
Presso la chiesa di S.Lorenzo si trovava la casa di S.Ippolito, a cui fu dato in custodia S.Lorenzo che lo convertì e lo battezzò con acqua fatta scaturire miracolosamente; e perciò la chiesa che corrisponde in V.Urbana fu detta S.Lorenzo in Fonte.

PORTICO D'OTTAVIA 2

Portico d'Ottavia

Un pesce che fece molta strada
(riferito alla Pescheria, intervento del post precedente)

E' rimasta famosa la vicenda d'una magnifica testa d'ombrina che un anno sui primi del '500 i Conservatori si videro arrivare in Campidoglio, e ossequiosi mandarono al cardinale Riario.
Il Riario si sentì in obbligo di farne omaggio al corpulentissimo cardinale Sanseverino, il Sanseverino la fece portare, su un piatto d'oro, a Agostino Chigi, Agostino Chigi la rispedì, incoronata di fiori, alla sua bella Imperia, Imperia, finalmente, la mangiò ma non da sola, bensì in compagnia di un famoso ghiottone e bello spirito, il vecchio Tito Tamisio, bene accetto nelle migliori case di Roma, ma a lei sconosciuto, che aveva inseguito il pesce fin dal principio del suo viaggio e che seppe presentarsi alla giovane con tanta grazia da ottenere subito il privilegio di sedere alla sua tavola.

Ebrei a predica
Nella chiesa di S.Angelo in Peschiera, come pure in quella vicina di S.Gregorio, si riunivano il sabato gli ebrei romani, obbligati per legge ad ascoltare in quel giorno la predica di un sacerdote cattolico.
Gli ebrei ascoltavano con aria serafica e imperturbabile le parole tonanti e gli anatemi contro il popolo "deicida" proferiti dal prete.
Infatti si tappavano accuratamente le orecchie con della cera e quindi non sentivano praticamente una parola. Così almeno vuole la tradizione: certo, non risulta mai che uno, un solo ebreo sia stato convertito da queste prediche (l'unico caso di conversione certamente noto, quello dell'ebreo Assalonne, avvenne in S.Andrea delle Fratte, e fu clamorosamente propagandato).


domenica 7 marzo 2010

SAN NICOLA IN CARCERE

San Nicola in Carcere
Dalla chiesa che sorge nell'area dell'antico Foro Olitorio, dedicata a S.Nicola vescovo di Mira (Licia), patrono della Russia e protettore dei carcerati, morto nel 312; il suo corpo fu portato a Bari nel sec.XI.
I tre Templi
Specialmente degni di essere ricordati sono i tre templi antichi che sorgevano uno accanto all'altro; la chiesa è fabbricata dentro il mediano di essi, che credesi fosse quello della Pietà, mentre gli altri due lateriali (sono discordi le opinioni) sarebbero dedicati alla Speranza e a Giunone Sospita.
Il tempio della Pietà, secondo un'antica tradizione, sarebbe stato edificato in onore di una donna romana, che nutrì del proprio latte il padre (altri credeva la madre) condannato a morire di fame, ai tempi della prima guerra Punica. Il tempio sarebbe stato edificato qui, in memoria del precedente, distrutto per erigere il vicino teatro di Marcello.
Perchè la chiesa prese l'appellativo in Carcere?
Varie sono le errate opinioni: dalla prigione di Stato, qui costruita dal decemviro Appio Claudio, da un carcere che, secondo Plinio, sarebbe esistito in queste adiacenze, ecc.
L'antica Roma ebbe un solo carcere, il Mamertino, che fu sempre sufficiente al bisogno, perchè la pena del carcere non esisteva: "viderunt uno contentam carcere Romam?"(Giovenale).
I rei venivano o uccisi o inviati ai lavori delle miniere, o puniti con multe e battiture.
Il carcere era solo un luogo di custodia preventiva.
Detto appellativo deriva da un carcere dell'alto Medioevo, menzionato nella vita di Adriano I (prof.Alfonso Bartoli).
La chiesa
L'attuale chiesa è a tre navate, sostenute da 14 colonne appartenenti ai tre antichi templi, dei quali si vedono splendidi avanzi nei sotterranei e al lato destro.
E' da notarsi l'immagine della Madonna della Guadalupa, portata dal Messico, nel 1767, dai Missionari della Compagnia del Gesù, allorchè questi furono scacciati.
Sotto l'altare maggiore stanno racconte in un'antica urna le ossa dei SS. Martiri Marco, Marcellino, Faustina e Beatrice.
La colonna Lattaria
Davanti il Tempio della Pietà era la colonna detta Lattaria, perchè di notte vi venivano esposti i lattanti abbandonati dalla madre.

SANTA ANASTASIA


Santa Anastasia
dalla chiesa om. già esistente nel 992, e che la tradizione vuole edificata nel 300 da Apollonia matrona romana, sulla casa della santa.
In questa chiesa, prima del 1870 veniva il Papa a celebrare una delle 3 messe della notte di Natale, ed era detta messa dell'Aurora, le altre due erano celebrate in S.Maria Maggiore.
Fino all'esilio di Avignone il Papa vi celebrava anche il mercoledì delle ceneri.
Il capo della martire S.Anastasia, insieme a quello delle sue sorelle Agape, Chirona, Irene, si venera sotto l'altare maggiore.
L'altare di Ercole
La chiesa in parte sorge, come verificò Aldo Manuzio, sull'Ara Massima, ossia il grande altare eretto da Ercole per aver ucciso Caco, rapitore dei suoi buoi, altri crede l'ara essere sorta più verso la chiesa di S.Maria in Cosmedin.
La piazza e i dintorni erano anticamente occupati dal Foro Boario.

domenica 14 febbraio 2010

VICOLO SAVELLI


Vicolo Savelli
dall'om.famiglia.
La famiglia Savelli
Il Sabellum o Castel Savello dirimpetto ad Albano, tolse il nome da uno dei Minatii Sabelli, amici di Pompeo Magno, che sappiamo lo possedette; poi fu dato in enfiteusi ai Crescenzi de Sabelli, finalmente Savelli.
Castelli dei Savelli furono Albano, Ariccia, Castelgandolfo, Rocca Priora.
I Savelli, nel medioevo, godevano il privilegio della carica di marescialli di S.Chiesa e custodi del Conclave. Avevano carceri proprie e una guardia di 500 fanti, detta Corte Savella. Appartennero a questa famiglia i papi Eugenio I, Benedetto II, Gregorio IV, Onorio III, Onorio IV.
Onori e decadenze dell'Aventino
Essi, pretendendo discendere da Aventino, leggendario re di Alba, sepolto nel colle om., si dettero il pomposo titolo di "nobili del monte Aventino" e da ciò la loro predilizione per questo colle, che cominciò a popolarsi di case e torri, riacquistando così parte del primitivo splendore.
Però, quando poi Roma fu in preda alle fazioni, specialmente durante la resistenza del papa di Avignone, l'Aventino decade nuovamente e divenne luogo di desolazione.

domenica 7 febbraio 2010

VIA DEL VELABRO

Via del Velabro
Già V.S. Giorgio in Velabro dall'om. chiesa. Qui nell'antica Roma, erano i mercanti di stoffe ed droghieri.
La contrada, nel primo MedioEvo, era nominata Velum aureum.
La città di Evandro
La parola velabro ci fa pensare a velus o palude, confermante l'opinione che in questo basso luogo, essendo allagato, vi veleggiassero, secondo la tradizione, i Troiani in vista della preistorica città di Evandro sul Palatino; e si vuole che per andare dall'Aventino al Palatino, fosse necessario, nelle piene del Tevere, transitare su nave.
Romolo e Remo
Secondo la tradizione Faustolo trovò in questa palude Romolo e Remo, allattati dalla lupa. Una razionalizzazione della leggenda avanza l'ipotesi che la "lupa" non fosse una benevola bestia, ma una misera prostituta che si concedeva anche ai pastori della zona.
Chiesa di S.Giorgio in Velabro
del VII sec., dedicata in origine a SS.Sebastiano e Giorgio. San Giorgio, di Cappadocia, comite di cavalleria, fu martirizzato nel 303, sotto Diocleziano; si raffigura a cavallo nell'atto che colla lancia ferisce a morte il dragone, simbolo del demonio, liberando da esso una vergine nuda e piangente. E' il patrono dell'Inghilterra ed i contadini l'hanno per protettore dei cavalli. Nel Medioevo, il 24 aprile, festa del Santo, il Senato Romano portava ogni anno l'offerta votiva di un calice d'oro a questa chiesa.
Alla porta di questa chiesa Cola di Rienzo (I,II) attaccò un cartello ove era scritto:"In breve tempo li Romani torneranno al loro buono stato".
Arco degli Argentari
Addossato alla Chiesa è il piccolo Arco degli Argentari, eretto dai banchieri e dai negozianti del sito in onore di Settimio Severo e dei suoi figli Caracalla e Geta, il nome e la figura del quale ultimo furono scalpellati dopo la damnatio memoriae.
Nelle pilastrate dell'arco si possono vedere alcuni fori , praticati, si crede, nel MedioEvo per cercare un tesoro nascosto. Una vecchia storia romana narra che il tesoro c'era davvero; se lo prese un inglese, che avendo letto in un libro antichissimo:"Tra la vacca e il toro troverai un gran tesoro" frugò tutta Roma, vide i rilievi dell'arco e in quelli, fra le altre cose, anche una vacca e un toro, fece scavare un buco e vi trovò un bel mucchio di monete d'oro.
Il Belli:
"Mo annamo all'arco de la vacca e'r toro;
ma si ne vedi dua, nun te confonne.
In quello ciuco se trovò er tesoro;
l'antro è l'arco de Giano Quattrofronne,
che un Russio vo pagallo a peso d'oro"
Cloaca Massima
La palude fu in parte prosciugata da Anco Marzio e lo fu poi completamente da Tarquinio Prisco con la costruzione della Cloaca Massima.
Di fronte all'Arco degli Argentari un misterioso budello passando sotto antichissimi archi, immette in un desolato recesso dove si possono ancora vedere scorrere le acque della Cloaca Massima, della quale Plinio (che per la vastità delle cloache definiva Roma "città pensile e navigabile di sotto") scrisse che "il suo vuoto era tanto capace da poter accogliere un carro carico quanto più di può di fieno".
Scrive Plinio il Vecchio:
"Faceva fare quest'opera Traquinio Prisco con le mani della plebe, ed era in dubbio se la fatica fosse più lunga o più pericolosa, perciocchè molti cittadini si uccidevano da loro stessi per fuggire tanta noia; al quale disonore trovò il re un rimedio nuovo e non più pensato nè prima nè poi, ché fece crocifiggere i corpi di tutti colore che s'uccidevano in questo modo, esponendoli alla pubblica vista in pasto alle fiere e agli uccelli. Onde il pudore che è proprio del popolo romano e spesse volte, anche nelle battaglia, ha racquistata la vittoria perduta, allora anco sovvenne, ma più forte che mai, perchè i vivi si vergognavano di ciò come se ancora dopo la morte s'avvessero avuto da vergognare".
Scrive invece il Lugli:
"La cloaca da venti secoli è ancora in piena efficienza; ma appunto per questo si consiglia il visitatore di rinunciare a prenderne conoscenza de visu, tanto più che il livello molto aumentato della città moderna coi suoi alti muraglioni la rende piena fino quasi alla volta".
Chiare e Fresche
Contrariamente a quel che si potrebbe pensare le acque della Cloaca appaiono qui limpidissime; questo fatto si deve all'abbondante infiltrazione di una sorgente, l'acqua Argentina, già considerata tra le migliori di Roma, ma oggi non più utilizzata.
La tela del Circo
Plutarco vuole che la contrada prendesse questo nome, perchè chi dava qualche spettacolo, faceva coprire con tele questa strada che conduceva al Circo, e questa tela era detta Velum.
Cesare
Svetonio ci fa sapere che Cesare, il giorno del trionfo Gallico, passando per il Velabro, fu quasi gittato dal carro per la rottura dell'asse.
Arco o Giano
Nel centro della p. è un arco o Giano il solo rimastoci quasi integro di queli che i Romani erigevano ai crocicchi per riparare i cittadini dal sole e dalla pioggia; avanzi di un altro Giano esistono sulla v.Flaminia a km.13 da Porta del Popolo, nella tenuta Malborghetto.
Da alcuni si ritenne fu costruito sotto Nerone e restaurato da Settimio Severo. Fu liberato dalla terra di riporto che in gran parte lo seppelliva ed isolato, nel 1827, e rispristinato con la demolizione della torre che i Frangipane vi avevano eretto
.

lunedì 18 gennaio 2010

SANTA BARBARA

Santa Barbara

La Santa
Dall'om. chiesa. Ora Largo dei Librai.
"Santa Barbara, nata nel 235, patrona degli artiglieri.
Leggendo il martirio della vergine nicomedese, un fatto meraviglioso salta agli occhi e sia quell'aver tentato bruciarle i fianchi con fiaccole resinose; orribile se la dolorosissima prova è stata sopportata dalla eroica fanciulla, meraviglioso se un miracolo dal cielo le ha spente ogni qualvolta a lei si sono accostate, perchè allora troverai chiarissimo come a bordo delle navi o nei depositi di esplosivi, si sia pensato d'invocare la protezione di quella santa da cui il fuoco aveva indietreggiato"(Marcheri)

La più antica menzione della santa, nominata protettrice dei cannonieri, è un'Ordinanza delle milizie cittadine di Firenze in data 14 dic.1529

domenica 17 gennaio 2010

SAN ROCCO

San Rocco

Il Santo
Dalla chiesa dedicata a S.Rocco di Montpellier; il Santo, rimasto orfano, distribuì a 20 anni, il suo avere ai poveri; vestitosi da pellegrino s'avviò a Roma.
Attraversando la Toscana, avendo udito che Acquapendente era invasa dalla peste, vi accorse operando miracoli ed egualmente fece nella peste scoppiata a Piacenza.
Preso anche egli dal male, si ritirò in un bosco ove, secondo la pia leggenda, Dio gli mandò un cane a portargli il pane tutti i giorni, finchè guarì.
E' perciò ritenuto protettore dalle malattie contagiose (1295-1327).

Le chiese di S.Rocco
E' da notarsi che tutte le chiese dedicate a questo Santo, in tutte le città, stanno fuori dalle mura, o nell'interno di esse a poca distanza, come prima tappa dei pellegrini; ed infatti l'attuale chiesa, quando qui fu cominciata nel 1499, era in piena campagna. Ai tempi di Alessandro VI appartenne alla confraternita degli Osti, Barcaroli e Mondezzari.
La facciata fu fatta nel 1832 dal Valadier.

L'ospedale per le nascite
Nel principio del sec. XIX qui era un'ospedale, pure detto di S.Rocco, per le donne che volevano partorire segretamente, e così scriveva il Belli nel 1834:
"Er Cornuto
Ch'edè, sor testicciola de crapetto?
Da sì che vostra moje annò a S.Rocco
Avete arzato un'aria de scirocco
E un muso duro da serciate in petto!

mercoledì 23 dicembre 2009

VACANZE


Merry Christmas!
Buon Natale a tutti!
Vacanze 23 dic-11 Genn

martedì 22 dicembre 2009

VIA DEI CAPPELLARI

Via dei Cappellari

"La via prende il nome dai fabbricanti di cappelli che qui avevano dimora. Non convince la derivazione dal nome della famiglia di Gregorio XVI, Cappellari, visto che non risulta alcuna proprietà della famiglia nella zona né tantomeno nessuno che vi abbia mai abitato.

La strada è antica ed un tempo formava un lungo rettifilo (probabilmente via Tecta o Porticus Maximae) che attraversava Campo de' Fiori con un percorso che, ricalcando le attuali via dei Giubbonari, via di S.Maria del Pianto e via del Portico di Ottavia, giungeva fino al Teatro di Marcello.

Nell'Ottocento veniva così descritta: "Strada già rimarchevole ed amabilissima per oscurità, fango perpetuo, lordura sempiterna, casupole, sfasciumi, grotte ed altre simili piacevolezze che l'abitarvi è una benedizione...".

La via ebbe anche il nome di via dell'Arco dei Cappellari per un cavalcavia tuttora esistente, detto anche Arco di S.Margherita, sembra per una Casa Santa o monastero di "bizzocche" (così venivano chiamate le donne che si ritiravano in comunità di preghiera pur non essendo suore) fondato da Paola de' Calvis.

Ebbe anche il nome di via dei Tebaldeschi perché questa famiglia aveva qui le proprie case: all'altezza del civico 13 possiamo ancora ammirare il loro emblema, una rosa, mentre dinanzi è situato il loro palazzo più importante, con loggia e torre ancora ben visibili, sebbene rimaneggiato nel Settecento.

Sotto l'arco, al n° 29, una lapide apposta nel 1873 ricorda che "In questa casa a dì 3 gennaio 1698 nasceva Pietro Trapassi noto al mondo col nome di Metastasio". Il poeta, forse il più insigne degli Arcadi, portò il melodramma italiano alla sua più alta perfezione, tanto che dal 1730 visse a Vienna come poeta cesareo alla corte di Carlo VI e di Maria Teresa, dove ebbe onori e favori. Scrisse tragedie, cantate, melodrammi tra cui Attilio Regolo, Gli Orti Esperidi, Didone abbandonato, Alessandro, Semiramide, Artaserse e altri. Roma lo ricorda con un monumento, opera di Emilio Gallori del 1886, un tempo situato in piazza S.Silvestro, oggi in piazza della Chiesa Nuova."
tratto da Roma Segreta

domenica 20 dicembre 2009

SAN LUIGI DEI FRANCESI


Diverse denominazioni
Nel x sec. questi pressi erano detti ad Scorticlarios, essendo il quartiere dei conciatori di pelli.
Ai tempi dei Borgia era detta p.dei Lombradi e si estendeva verso p.Madama, ancora non esistendo il pal. om.; fu anche detta .Saponaria, infine prese l'attuale nome dalla chiesa dedicaa a S. Luigi re di Francia nel 1589. Luigi IX (1226-70) fece una crociata in Egitto, ma fatto prigioniero venne riscattato col pagamento di 400.000 bisanti d'oro; avendo poi intrapresa l'ottava crociata, sbarcato a Tunisi,quì morì di peste.

La chiesa dei francesi
I Francesi ebbero da principio chiesa ed ospizio presso l'antica fondazione di Carlo Magno chiamata Campo Santo presso il Vaticano; nel III e IV sec. si trasportarono presso S.Andrea della Valle, ma trovandosi troppo ristretti, fecero un cambio di proprietà con l'abazia di Farfa.
Una confraternita francese fu approvata da Sisto IV nel 1475, col nome della Vergine Immacolata e S.Luigi. Questa confraternita costituì l'attuale chiesa, che fu inaugurata nel 1589.

Sepolture
Sepolcro del card. de la Grange, morto nel 1707 all'età di 105 anni, età alla quale non giunse mai alcun card.; vi sono sepolti il Valadier, il card. de Bernis e Paolina Montmorin Beaumont (1770-1803) figlia di un ministro di Luigi XVI, che, appena uscita di convento, a 17 anni si trovò maritata per convenienze sociali al conte Beaumont, che l'abbandonò indegnamente.
Durante il terrore fu vittima il di lei padre conte di Montmorin, che fu vilmente assassinato, mutilato e impalato. Il delitto iniziò una strage della famiglia i cui membri ad uno ad uno salirono la ghigliottina.
Nel 1803 la Beaumont, agonizzante per la tisi, raggiunse Chateaubriand suo amante, allora segretario dell'ambasciata a Roma, e morì il 4 novembre.
Sul ricco monumento ha la seguente epigrafe:
"Dopo aver veduto perire tutta la famiglia
suo padre, sua madre, i suoi fratelli, sua sorella,
Paolina Montmorin consumata da una malattia di languore è venuta a morire
in terra straniera
De Chateaubriand ha alzato
questo monumento alla sua memoria"

In precedenza..
Nel luogo ora occupato dalla chiesa era un piccolo tempio rotondo rimasto sempre inconpiuto.
L'area della piazza e via nei tempi imperiali era occupata da parte delle Terme Neroniane ed Alessandrine; nel 1662 vi furono rinvenute due grandi colonne, che servirono a restuarare il lato sinistro del pronao del Pantheon.

Il Nestore dei notai romani
"Vi era pure un altro uomo conosciutissimo personalmente da Lucrezia Borgia; era questi il Nestore dei notai romani, il vecchio Camillo Bencimbene, la persona di fiducia per i negozi legali di Alessandro e di tutti i cardinali e i nobili di Roma. Teneva studio sulla p.dei Lombardi (S.Luigi dei Francesi). Durò colà nell'ufficio suo fino al 1505"Gregorovius

lunedì 14 dicembre 2009

VIA DEI CERCHI

Via dei Cerchi

Circo
Corruzione della parola Circo.
La parola Circus deriva dai diversi giri, che qui facevano con i carri trainati dai cavalli.
La V. fu aperta da Sisto V, dove, presso i Romani, era il vicus Consinius.
Nel Medioevo era detta V. del Cerchio, e deve il nome agli avanzi degli archi dell'antico Circo Massimo, che erano detti "gli scivolenti" dai gradini rotti e logori da formare una discesa sdrucciolante.
Del Circo restano visibii alcuni avanzi all'estremità della V. per la quale si va a S. Gregorio.

Chiese sparite
Nella V. addossato ai ruderi del Settinozio, era il piccolo oratorio di S.Maria de' Cerchi, ora abbandonato e ridotto a bottega.
Altra chiesa sparita è S. Maria de Manu, nome derivante da una mano votiva che poi fu messa sora la strana casa barocca al'inizio della V. e il volgo la disse la mano di Cicerone; era di pietra e qualche amatore la sostituì con un brutto calco, ora quasi completamente rovinato.

La mano di Cicerone
Ai piedi degli Orti Farnesiani si può vedere una strana costruzione barocca, sulla cui facciata spicca una mano, con l'indice teso a indicare un punto lontano.
Numerose sono le supposizioni circa la provenienza di questo arto a sè stante: chi pensa dacesse parte di una statua, chi invece crede sia stato appositamente scolpita per dare un che di fantastico alla facciata della casa: per il popolo di Roma tuttavia questa è e resta la mano di Cicerone.

domenica 13 dicembre 2009

MADONNA DEI MONTI


Via Madonna dei Monti

Qui, presso la via Leonina era anticamento il Vico Ciprio, che si vuole prendesse questo nome per buon augurio dei Sabini, che vi risiedevano nella lingua dei quali cipro era lo stesso che buono.

L'asta di Orazia
"Presso questa V. i Romani, per espiare l'uccisione della giovane Orazia, eressero due are, una in onore di Giano Curazio, l'altra di Giunone Sororia.
Sopra queste due are venne infisso un trave, che era chiamato il trave della sorella Tigillum Sororium. Sotto questo legno, al pari dei prigionieri di guerra costretti di curvarsi sotto l'asta, dovette pur passare l'uccisore di Orazia; questa sacra cerimonia veniva mantenuta nelle età successive, per cura dei discendenti di Orazio, e la V.medesimo era denominata Tigillio Sororio." (Pais)

I giornali di Roma
Questa V. è in funzione come tale da circa 3000 anni e si chiamava, come si rileva da Tito Livio, Argiletana ed in essa (Lanciani) venivano pubblicati ogni giorno i giornali di Roma e mandati poi nelle province colla posta imperiale.
Le notizie erano varie: Atti di nascita e di morte, testamenti, resoconti giudiziari e finanziari, cambio di monete, relazioni sulle sedute del Senato, atti del collegio dei Pontefici, varietà, teatri, fatti della vita cittadina ecc.

venerdì 11 dicembre 2009

SAN VINCENZO

Via S.Vicenzo

La bella nipote del Mazzarino
Dalla chiesa dedicata a SS.Vicenzo e Anastasio, fatta riedificare nel 1650 dal card.Mazzarino con architettura del Longhi il Giovane, il quale nella facciata pose tante colonne, che da volgo fu soprannominata "Canneto di marino Longhi".

Nell'alto della facciata troneggia lo stemma del card. Mazzarino: un fascio littorio attraversato da una banda caricata di tre stelle a cinque punte.
Sotto detto stemma, sovrastante la porta d'ingresso della chiesa, è il busto di una donna, che sembra riproduca le sembianze di Ortensia Mancini la più bella fra le nipoti del cardinale.

Il potentissimo cardinale era nato a Roma, da un siciliano Pietro, divenuto cameriere e poi intendente dei Colonna, e da una figlioccia del Connestabile, Ortensia Buffalini o Ruffalini.
Giulio Raimondo Mazzarino era nato "vestito",scrive un biografo, cioè "involto in una certa pellicina sottile come una cipolla";con la camicia insomma.
Della sua strepitosa carriera beneficiò tutta la sua famiglia.
Il padre, rimasto vedono, sposò una Orsini e visse gli ultimi anni in mezzo agli agi, nel palazzo oggi Pallavicini-Rospigliosi; un nipote diventò duca di Nevers; un nipote connestabilessa (Maria Mancini, sposa di un Colonna), sei nipoti duchesse, sposate con i più bei nomi di Francia.
Ortensia fu dallo zio rifiutata (due volte) a Carlo II d'Inghilterra e al futuro Pedro II di Portogallo, e offerta invece senza successo a Luigi XIV, che aveva amato troppo sua sorella Maria.
Infine il Mazzarino fece sposare Ortensia a Armand de la Porte de la Meilleraie, con 400.000 scudi di dote e la promessa di nominarlo sue erede se avesse assunto titolo e armi dei Mazzarino.
Bellissima, ben più di quanto ci dica il busto della facciata della chiesa, dotata di tante attrattive che ancora a quarant'anni aveva ammiratori pronti a battersi in duello per lei, Ortensia non fu una moglie esemplare (ma "la sua giustificazione", scrisse Mme de Sevigné, "era impressa sulla faccia del marito") nè una donna tranquilla; ebbe anzi una vita non meno avventurosa della sorella,punteggiata di continue fughe (anche Maria continuava a scappare dal marito), talvolta in abiti maschili, reclusioni in conventi, evasioni. Poi trovò ospitalità in Inghilterra, presso l'antico spasimate Carlo II, e si quietò; col tempo si diede alla cultura, si creò una piccola brillantissima corte.

Ortensia o Maria?
Secondo altri il busto sarebbe quello di Maria, sorella di Ortensia.
Amante del giovane Luigi XIV, che concepì per lei una vera passione, la bella Maria venne sposata al principe Colonna.
Condusse una vita piena di amori e di scandali finchè il marito decise di metterla in convento in Ispagna, dove morì.

In interiore homine
Nell'abside, dietro le rispettive lapidi, sono conservati gli organi tolti per l'imbalsamazione a quasi tutti i papi dal 1590 (Sisto V) al 1903 (Leone XIII).
Sisto V inaugurò l'uso legando spontaneamente i propri precordi, in testimonianza d'ossequio e a perpetua memoria.
Dopo 24 ore dalla morte del papa si apre il cadavere per imbalsamarlo: i visceri si estraggono e si racchiudono in un vaso da depositare nel sepolcro o, in passato, appunto nella chiesa dei SS.Vincenzo e Anastasio.
Il motivo?
La chiesa è la parrocchia del Quirinale, residenza papale fino al secolo scorso. L'usanza un pò macrabra fu abolita da Pio X.
Per la presenza dei precordi di pontefici, il Belli definì la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio "un museo de corate e de ciorcelli", spiegando in nota che con questo termine i romani indicano "i visceri nobili dei minuti animali da macello".

Fienaroli
In questi pressi, nell'età di mezzo, era un vic. detto dei Fienaroli, dai venditori di fieno che vi avevano dimora e commercio.

giovedì 10 dicembre 2009

VIA DELLA SCROFA

Via della Scrofa

Dalla scultura in pietra, raffigurante detto animale, conficcata nelle mura dell'ex convento degli Agostiniani, sede per molto tempo del Ministero della Marina; residuo di una fontana fatta fare da Gregorio XIII.
Si trova dopo il portone n°84, murato a circa un metro d'altezza. Gettava acqua dalla bocca e faceva parte della fontanella che ora si trova sull'angolo della via stessa.

Campo Marzio, rione

Comprende tutta la pianura, che corre tra il Campidoglio, il Quirinale, il Pincio fino al Tevere.
Ha per stemma una mezzaluna in campo turchino.
Questo campo in antecedenza detto Tiberino, fu dal Popolo Romano dedicato a Marte, dopo la cacciata dei Traquini, che quì avevano le loro proprietà.
La pianura era fuori del recinto serviano e destinata agli esercizi militari; poi, essendo stata occupata da splendidi edifici, per l'aumento della cavalleria fatto da Cesare, non essendo più adatta a campo militare, fu nella parte libera adibita alle corse e alla ginnastica.
Il campo militare, quando l'esercito romano, divenne permanente, fu a Centocelle e gli alloggiamenti furono costruiti nella zona superiore del Celio.

martedì 8 dicembre 2009

VIA DEL BANCO DI SANTO SPIRITO

Via del Banco di Santo Spirito

Canale di Ponte
Questa V. e quella di Bianchi Nuovi erano in antecedenza chiamati Canale di Ponte. Un commentatore spiega:"divenendo nelle inondazioni del Tevere simile ad un canale". Ma probabilmente la spiegazione esatta è un altra, infatti tutta Roma quando il Tevere rompeva, diventava simile ad un canale e anche a qualcosa di peggio. Il "canale raccoglieva nel suo breve, affollatissimo corso, tutta la gran massa dei pellegrini che provenivano dalla classica "zampa d'oca", formata da cinque importantissime vie convergenti, e che si recavano a traversare il ponte S.Angelo per raggiungere S.Pietro e il Vaticano.

La zecca

Paolo V (1606) trasformò la vecchia zecca di Giulio II in un Banco, che chiamò di Santo Spirito, dall'om.ospedale da cui precedette; nel quale si depositava il denaro con sicurezza, ma senza percepire interesse.
Quì ebbero banco : i Cacciaporci, i Calvi, gli Spinelli, i Cigala, i Vivaldi, i Ricasoli, i Tornabuoni, i Medici, e presso il ponte i pozzi e gli Altoviti.

Orrendo spettacolo
Nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano fu deposto, con capo mozzo dal busto, Renzo Colonna protonotaro, decapitato in Castel Sant'Angelo come colpevole di ribellione, mentre un nipote di papa Sisto IV, un Riario, saccheggiava e incendiava le sue case presso la chiesa dei Santi Apostoli.
Ad un certo punto, ecco entrare in chiesa la madre del giustiziato e, orrendo spettacolo, sollevarne per i capelli la testa, lanciando maledizioni contro il pontefice.
Fu un episodio della lotta fra i Colonna e gli Orsini, sostenuti da Sisto IV (XV secolo).

lunedì 7 dicembre 2009

ARCO DELLA PACE


Arco della Pace, Via della Pace

Dalla chiesa dedicata a S.Maria della Pace, il cui chiostro fu edificato dal Bramante nel 1504.

I rivenditori d'acqua
Qui in antecedenza era la chiesetta di S.Andrea o S.Maria de Aquarenariis o Aquaricariis, abitandovi i rivenditori d'acqua, quando nei secoli di mezzo Roma, difettando di acque potabili, adoperava l'acqua del fiume, dopo averne fatto depositare l'arena; da ciò la V. ebbe nome degli Acquarenari.
Infatti ancora nel 1517 l'Ariosto raccomandava al fratello Galasso di tenergli pronta, per il suo arrivo a Roma, dell'acqua purgata del Tevere:
"Fa ch'io trovi dell'acqua non di fonte,
Di fiume sì, che già sei di veduto
Non abbia Sisto ne alcun altro ponte"
Questi acquarinari l'attingevano con barili all'altezza del Ponte Milvio e l'andavano distribuendo per le case; ed a causa della facoltà che avevano d'introdursi in ogni casa ebbero fama di mezzani.
Alla corporazione degli Acquarinari apparteneva la madre di Cola di Rienzo, che viveva "di panni lavare e di acqua portare".

La Vergine ferita
In detta chiesetta era una immagine della Vergine che, colpita da un sasso gettatole contro, avrebbe sgorgato sangue.
Sisto IV vi si recò in processione e fece voto di erigere in quel sito un magnifico tempio alla Vergine, se si fosse potuta evitare la guerra minacciata dalle funeste conseguenze della Congiura dei Pazzi a Firenze;
infatti, scongiurata la guerra, venne edificata nel 1480 l'attuale chiesa dedicata a S.Maria della Pace.

Pasquino
Il giorno della riconsacrazione, essendo stato eretto un arco trionfale nel cui mezzo campeggiava il ritratto del papa con sotto l'iscrizione:
"Orietur in diebus nostris justitia et abundantia pacis" (nascerà ai giorni nostri la giustizia e l'abbondanza della pace",
Pasquino gli cambiò l'orietur in morietur e il pacis in panis :
"Morirà ai giorni nostri la giustizia e l'abbondanza del pane"

VICOLO DEL FARINONE

Vicolo del Farinone

dai vari depositi di Farina

Rione Borgo

Anche detto città Leonina o Città Nuova, da Leone IV, che lo cinse di mura.
La parola borgo viene da burg (quartiere), che così chiamavano i Sassoni il loro quartiere, che si era formato vicino all'ospedale di S.Spirito.

Solo il 9 dicembre 1586, regnando Sisto V, i Conservatori, i Senatori, il Priore dei Caporioni, raccolti a pubblico consiglio in Campidoglio, deliberarono di assumere la città Leonina a decimoquarto rione di Roma col nome di Rione Borgo, avente per stemma un leone in campo rosso, che posava sopra una cassa ferrata, con la destra branca poggiata sopra tre monti, che avevano sulla sommità una stella;
stemma proprio della famiglia di Sisto V, col motto:
"Vigilat sacri Tthesauri custos";
alludendo il leone, al nome dato al Borgo da Leone IV di città Leonina, e col cassone cerchiato di ferro, ai tre milioni di scudi che Sisto V ripose in Castel Sant'Angelo nei cassoni ancora visibili.

giovedì 26 novembre 2009

VIA DI SANTA MARIA DELL'ANIMA


Via di Santa Maria dell'Anima

Durante il '400, la maggior parte di questa V., essendo fiancheggiata da proprietà della famiglia Mellini, era detta Mellina, o di S.Agnese.

L'immagine di Maria
Dove ora sorge la chiesa di Santa Maria dell'Anima, nel '500 si rinvenne una immagine di Maria seduta, avente due fedeli prostrati ai suoi piedi, simboleggianti due anime che pregavano, da ciò il nome della via. La chiesa è architettura di Sangallo e La sacra Famiglia sull'altare è di Giulio Romano.
Chiesa e attiguo ospizio vennero fondati da un tal Giovanni di Pietro, fiammingo, a benefizio dei suoi connazionali.

I marmi di Domiziano
Chiesa di S.Nicola dei Lorenesi, già S.Caterina, ha la facciata formata coi marmi dell'antico stadio di Domiziano.

La torre di Via di Tor Millina
Dalla famiglia Millini o Mellini, una delle più nobili ed antiche di Roma.
Cresciuta in ricchezze si divise in due rami: uno ebbe le case di S.Salvatore in Onda, l'altro, più noto, quelle che erano in questa V. in modo da dare il nome non solo alla contrada, ma anche ad una chiesa, che qui sorgeva dedicata a S.Nicola, detta de Mellini.
Delle loro sontuose dimore rimane quasi più nulla, perchè la maggior parte venne acquistata da Innocenzo X per accrescere il pal.Pamphilj. Tuttavia sorge ancora ben conservata la torre, ora ridotta ad abitazione di privati, manifesta opera del principio del sec.XIV.
Sull'alto di essa, nel parapetto sopra i beccatelli si legge ancora a caratteri di terra cotta: Mellini.
Sulle pareti si scorgono traccie di graffiti.

sabato 14 novembre 2009

VIA ARCO DELLA CIAMBELLA


Via Arco della Ciambella

Varie provenienze
Dagli avanzi semicircolari ancora esistenti, nel medio evo detti "Lo Rotulo", di un'antica sala di aspetto, o secondo altri del Laconico o Va
porario delle Terme di Agrippa;
secondo Flaminio Vacca, volendo il card.Della Valle cavar tesori, fece qui scavare, e trovò la gran corona di metallo dorato, che guarniva l'occhio della volta o tolo della scala, e avendo forma rotonda i cavatori dissero:"Ecco la Ciambella".
Il Lanciani non crede a questa storiella, avendosi memoria di una osteria di tal nome dal giubileo di Alessandro VI.
Il nome probabilmente deriva da uno scalpellino nominato Ciambella, che qui aveva bottega.

L'arco fu demolito nel pontificato di Gregorio XV.

L'edicola miracolosa
"Osservasi l'immagine della Madonna che il 9 Luglio 1796 aprì le pupille, rinnovandosi questo miracolo per tre settimane".(Marchetti)

La sala delle Terme
"La strada presente taglia la gran sala delle Terme, trapassando sotto uno dei due ingressi arcuati, che mettevano anticamente in essa. Da tale trapasso sotto i detti archi, è rimansto il nome di Arco della Strada"(Maes).