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domenica 7 marzo 2010

SAN NICOLA IN CARCERE

San Nicola in Carcere
Dalla chiesa che sorge nell'area dell'antico Foro Olitorio, dedicata a S.Nicola vescovo di Mira (Licia), patrono della Russia e protettore dei carcerati, morto nel 312; il suo corpo fu portato a Bari nel sec.XI.
I tre Templi
Specialmente degni di essere ricordati sono i tre templi antichi che sorgevano uno accanto all'altro; la chiesa è fabbricata dentro il mediano di essi, che credesi fosse quello della Pietà, mentre gli altri due lateriali (sono discordi le opinioni) sarebbero dedicati alla Speranza e a Giunone Sospita.
Il tempio della Pietà, secondo un'antica tradizione, sarebbe stato edificato in onore di una donna romana, che nutrì del proprio latte il padre (altri credeva la madre) condannato a morire di fame, ai tempi della prima guerra Punica. Il tempio sarebbe stato edificato qui, in memoria del precedente, distrutto per erigere il vicino teatro di Marcello.
Perchè la chiesa prese l'appellativo in Carcere?
Varie sono le errate opinioni: dalla prigione di Stato, qui costruita dal decemviro Appio Claudio, da un carcere che, secondo Plinio, sarebbe esistito in queste adiacenze, ecc.
L'antica Roma ebbe un solo carcere, il Mamertino, che fu sempre sufficiente al bisogno, perchè la pena del carcere non esisteva: "viderunt uno contentam carcere Romam?"(Giovenale).
I rei venivano o uccisi o inviati ai lavori delle miniere, o puniti con multe e battiture.
Il carcere era solo un luogo di custodia preventiva.
Detto appellativo deriva da un carcere dell'alto Medioevo, menzionato nella vita di Adriano I (prof.Alfonso Bartoli).
La chiesa
L'attuale chiesa è a tre navate, sostenute da 14 colonne appartenenti ai tre antichi templi, dei quali si vedono splendidi avanzi nei sotterranei e al lato destro.
E' da notarsi l'immagine della Madonna della Guadalupa, portata dal Messico, nel 1767, dai Missionari della Compagnia del Gesù, allorchè questi furono scacciati.
Sotto l'altare maggiore stanno racconte in un'antica urna le ossa dei SS. Martiri Marco, Marcellino, Faustina e Beatrice.
La colonna Lattaria
Davanti il Tempio della Pietà era la colonna detta Lattaria, perchè di notte vi venivano esposti i lattanti abbandonati dalla madre.

SANTA ANASTASIA


Santa Anastasia
dalla chiesa om. già esistente nel 992, e che la tradizione vuole edificata nel 300 da Apollonia matrona romana, sulla casa della santa.
In questa chiesa, prima del 1870 veniva il Papa a celebrare una delle 3 messe della notte di Natale, ed era detta messa dell'Aurora, le altre due erano celebrate in S.Maria Maggiore.
Fino all'esilio di Avignone il Papa vi celebrava anche il mercoledì delle ceneri.
Il capo della martire S.Anastasia, insieme a quello delle sue sorelle Agape, Chirona, Irene, si venera sotto l'altare maggiore.
L'altare di Ercole
La chiesa in parte sorge, come verificò Aldo Manuzio, sull'Ara Massima, ossia il grande altare eretto da Ercole per aver ucciso Caco, rapitore dei suoi buoi, altri crede l'ara essere sorta più verso la chiesa di S.Maria in Cosmedin.
La piazza e i dintorni erano anticamente occupati dal Foro Boario.

lunedì 14 dicembre 2009

VIA DEI CERCHI

Via dei Cerchi

Circo
Corruzione della parola Circo.
La parola Circus deriva dai diversi giri, che qui facevano con i carri trainati dai cavalli.
La V. fu aperta da Sisto V, dove, presso i Romani, era il vicus Consinius.
Nel Medioevo era detta V. del Cerchio, e deve il nome agli avanzi degli archi dell'antico Circo Massimo, che erano detti "gli scivolenti" dai gradini rotti e logori da formare una discesa sdrucciolante.
Del Circo restano visibii alcuni avanzi all'estremità della V. per la quale si va a S. Gregorio.

Chiese sparite
Nella V. addossato ai ruderi del Settinozio, era il piccolo oratorio di S.Maria de' Cerchi, ora abbandonato e ridotto a bottega.
Altra chiesa sparita è S. Maria de Manu, nome derivante da una mano votiva che poi fu messa sora la strana casa barocca al'inizio della V. e il volgo la disse la mano di Cicerone; era di pietra e qualche amatore la sostituì con un brutto calco, ora quasi completamente rovinato.

La mano di Cicerone
Ai piedi degli Orti Farnesiani si può vedere una strana costruzione barocca, sulla cui facciata spicca una mano, con l'indice teso a indicare un punto lontano.
Numerose sono le supposizioni circa la provenienza di questo arto a sè stante: chi pensa dacesse parte di una statua, chi invece crede sia stato appositamente scolpita per dare un che di fantastico alla facciata della casa: per il popolo di Roma tuttavia questa è e resta la mano di Cicerone.