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lunedì 18 gennaio 2010

SANTA BARBARA

Santa Barbara

La Santa
Dall'om. chiesa. Ora Largo dei Librai.
"Santa Barbara, nata nel 235, patrona degli artiglieri.
Leggendo il martirio della vergine nicomedese, un fatto meraviglioso salta agli occhi e sia quell'aver tentato bruciarle i fianchi con fiaccole resinose; orribile se la dolorosissima prova è stata sopportata dalla eroica fanciulla, meraviglioso se un miracolo dal cielo le ha spente ogni qualvolta a lei si sono accostate, perchè allora troverai chiarissimo come a bordo delle navi o nei depositi di esplosivi, si sia pensato d'invocare la protezione di quella santa da cui il fuoco aveva indietreggiato"(Marcheri)

La più antica menzione della santa, nominata protettrice dei cannonieri, è un'Ordinanza delle milizie cittadine di Firenze in data 14 dic.1529

domenica 17 gennaio 2010

SAN ROCCO

San Rocco

Il Santo
Dalla chiesa dedicata a S.Rocco di Montpellier; il Santo, rimasto orfano, distribuì a 20 anni, il suo avere ai poveri; vestitosi da pellegrino s'avviò a Roma.
Attraversando la Toscana, avendo udito che Acquapendente era invasa dalla peste, vi accorse operando miracoli ed egualmente fece nella peste scoppiata a Piacenza.
Preso anche egli dal male, si ritirò in un bosco ove, secondo la pia leggenda, Dio gli mandò un cane a portargli il pane tutti i giorni, finchè guarì.
E' perciò ritenuto protettore dalle malattie contagiose (1295-1327).

Le chiese di S.Rocco
E' da notarsi che tutte le chiese dedicate a questo Santo, in tutte le città, stanno fuori dalle mura, o nell'interno di esse a poca distanza, come prima tappa dei pellegrini; ed infatti l'attuale chiesa, quando qui fu cominciata nel 1499, era in piena campagna. Ai tempi di Alessandro VI appartenne alla confraternita degli Osti, Barcaroli e Mondezzari.
La facciata fu fatta nel 1832 dal Valadier.

L'ospedale per le nascite
Nel principio del sec. XIX qui era un'ospedale, pure detto di S.Rocco, per le donne che volevano partorire segretamente, e così scriveva il Belli nel 1834:
"Er Cornuto
Ch'edè, sor testicciola de crapetto?
Da sì che vostra moje annò a S.Rocco
Avete arzato un'aria de scirocco
E un muso duro da serciate in petto!

giovedì 10 dicembre 2009

VIA DELLA SCROFA

Via della Scrofa

Dalla scultura in pietra, raffigurante detto animale, conficcata nelle mura dell'ex convento degli Agostiniani, sede per molto tempo del Ministero della Marina; residuo di una fontana fatta fare da Gregorio XIII.
Si trova dopo il portone n°84, murato a circa un metro d'altezza. Gettava acqua dalla bocca e faceva parte della fontanella che ora si trova sull'angolo della via stessa.

Campo Marzio, rione

Comprende tutta la pianura, che corre tra il Campidoglio, il Quirinale, il Pincio fino al Tevere.
Ha per stemma una mezzaluna in campo turchino.
Questo campo in antecedenza detto Tiberino, fu dal Popolo Romano dedicato a Marte, dopo la cacciata dei Traquini, che quì avevano le loro proprietà.
La pianura era fuori del recinto serviano e destinata agli esercizi militari; poi, essendo stata occupata da splendidi edifici, per l'aumento della cavalleria fatto da Cesare, non essendo più adatta a campo militare, fu nella parte libera adibita alle corse e alla ginnastica.
Il campo militare, quando l'esercito romano, divenne permanente, fu a Centocelle e gli alloggiamenti furono costruiti nella zona superiore del Celio.

domenica 25 ottobre 2009

BASILICA DI SANT'AMBROGIO E CARLO

Basilica di Sant'Ambrogio e Carlo

Dalla chiesa, al Corso, dedicata al nobile milanese S.Carlo Borromeo (1538-1584), che da card. abitò in Roma al pal. Altemps e poi al palazzo Colonna.
La chiesa è pure dedicata a S.Ambrogio, e fu costruita dalla nazione Lombarda, essendo papa Sito IV (1471), nel luogo ove era una piccola cappella in onore di S.Nicolò del Tufo. Nel 1612 il card.Omodei, su disegni di Onorio Longhi, la riedificò. La cupola, la tribuna e l'altar maggiore sono opera di Pietro da Cortona; la facciata del prete G.B.Menicucci e dal cappuccino Mario da Canepina.
Dietro l'altar maggiore conservasi il cuore di S.Carlo Borromeo.

L'Arcadia
Aderente alla Chiesa è la sede dell'Arcadia. Nela seconda metà del sec.XVI, Cristina di Svezia, nel pal.Riario istituì l'Accademia Reale, che poi divenne l'Arcadia.

Il rogo dei Cesari
Quì era l'Ustrino o rogo dei Cesari rinvenuto nel 1777 a 4 m. di profondità, ove furono cremati i cadaveri di Marcello, Ottavio, Caio, e Lucio Cesare, Augusto, Tiberio, Claudio ecc. L'Ustrino era un giardino ombreggiato da pioppi; chiuso da una cancellata in bronzo, con in mezzo il rogo in marmo bianco.
All'ingresso Augusto aveva fatto murare le famose tavole di bronzo, che narravano i suoi fausti, che poi presero il nome di Ancyranae, essendone stata travata una copia nelle rovine del tempio di Augusto ad Ancyra nell'Asia Minore; le originali erano già da secoli smarrite.

Cucina di piazza
In questa piazza per tutto il sec. XVIII si friggeva il pesce, ed in grandi caldaie si cuocevano trippe ed erbaggi.

martedì 20 ottobre 2009

VICOLO DELL'ORSO

Vicolo dell'Orso

Circa tale denominazione vi sono opinioni diverse...

Gli Orsini
Gli Orsini nel medioevo, come dalle torri guelfe si notava, erano signori di questa contrada; e perciò da un loro stemma in marmo raffigurante un orso, che era all'angolo di V. del Soldato, avrebbe preso il nome la via. Secondo l'Adinolfi invece, avendo Nicolò III donato ad un Orso Colonna il Castel S.Angelo e due torri, che erano alla estremità di questa via, dalle quali egli riscuoteva la gabella sulle barche che passavano pel fiume, la V. avrebbe avuto da detto Orso il nome.

Il goffo bassorilievo
Il Maes crede che il nome derivi da un antico bassorilievo rappresentante un leone che si azzuffa con un cervo, nel quale il leone era rappresentato con tanta goffaggine che dal volgo poteva scambiarsi per un orso. Detto bassorilievo è incastrato all'angolo di V.del Soldato.

L'albergo dell'Orso
Infine altri crede dall'insegna dell'albergo (prima Osteria), tutt'ora esistente, ove abitò Montaigne, Rabelais e forse Dante, ambasciatore presso Bonifacio VIII nel giubileo del 1300, e secondo il Noack anche il Goethe, la prima volta che giunse in Roma nel 1786.
Non sappiamo gli altri, ma spesso Montaigne rischiava di uscire in barca, quando il tempo era piovoso: allora il Tevere rompeva proprio davanti all'Osteria, per allagare l'intera città.
In compenso, la locanda era ammobiliata assai riccamente, con un fasto che Parigi avrebbe potuto invidiare, e non vi mancavano bronzi, dorature, broccati di seta e d'oro degni di una corte.
Lo scheletro in gabinetto
Nella caditoia (cioè latrina pensile) medievale che sporge dal fianco dell'albergo dell'Orso, e che era murata probabilmente da secoli, fu trovato nel giugno 1936 uno scheletro d'ignoto.
Il ritrovamento avvenne nel corso di lavori di restauro. Alcuni denti robusti e sani confitti in un pezzo di mascella fecero pensare che lo scheletro fosse appartenuto a un giovane.

L'intraprendente Vannozza
Al capo opposto della via rispetto all'Osteria dell'Orso ce n'era una intitolata a un'altra fiera, il Leone. Era condotta da Vannozza de'Catanei, l'amante di Rodrigo Borgia, papa Allessandro VI, allora sposata a Jorno o Giorgio della Croce e poi in seconde (o,secondo alcuni, terze) nozze a Carlo Canale.
Vannozza e Carlo, in un anno di recessione, ottennero dal papa Alessandro di poter vendere vino senza averne pagato la bolletta.

La V. ebbe pure nome di Sistina da Sisto IV che la fece lastricare.

In questa contrada, sostituita poi da V.Condotti e p.di Spagna, affluivano i migliori ospiti che capitavano a Roma e, grazie ai bisogni della clientela, vi si erano stabiliti anche nolleggiatori di portantine, vetture e presta cavalli, dai quali un vic. poco discosto prese il nome.
La V. faceva parte dell'itinerario percorso dai papi, e perciò detta Pontificium, da non confondere con la V.Papae; in essa erano le note locande ciquecentesche della Stella e della Croce Bianca; era fiancheggiata dalla Chiesa di S.Maria de Ursis, o in Posterula, e dall'altra di S.Biagio della Tinta, così detta perchè prossima alle botteghe dei tintori, nel sec.XVI. Vi fu anche un deposito di frumento.

venerdì 16 ottobre 2009

VIA FRATTINA

Via Frattina

Il nome ricorda quando questo tratto del Campo Marzio era campagna (Capo le Case, Vite, Vignaccia, Giardino, Fratte, Orto di Napoli ecc.).
Altri deriverebbe il nome da Monsignor Ferratini arcivescovo di Amelia, che alla fine del sec.XV la fece lastricare e che aveva il suo pal. ove ora è il pal. di Propaganda.

Case e Osterie
Una delle prime case costruite in questa V. fu quella dei Gabrielli di Gubbio.
Al n°48 una lapide ricorda l'abitazione del generale Giuseppe Avezzana, ed un'altra al n°10 quella di Mattia Montecchi.
Nel sec.XVIII eravi in fiore la locanda detta di Giacinto.

Le gambe del Pietro
"Ai tempi di Sisto V, Pietro Curtelli (nepote del canonico Curtelli, che aveva beneficato Sisto quando era card.) per avere sotto il predecessore Gregorio XIII rapita e poi sposata una fanciulla, fu per ordine di Sisto impiccato, e tagliategli le gambe vennero appese in V.Frattina, innanzi alla casa della fanciulla.
Siccome gli abitanti dei dintorni si lagnavano per il puzzo che davano le gambe, furono tolte per ordine del papa, e sostituite da due di marmo".(Archivio P.pe Piombino)

Anticamente fra questa V. e quella della Vita e Condotti si trovavano i Castra Urbana.

giovedì 15 ottobre 2009

VIA BORGOGNONA

Via Borgognona

Dalla colonia di cittadini della Borgogna, che nel XV sec. venne ad abitare questa contrada, allora campagna.

Cortigiane
Col tempo questa V. divenne covo di donne equivoche, e solo nella prima metà del sec.XIX Marino Torlonia, coll'edificare il suo palazzo, e il Serny, coll'aprire l'Albergo d'Inghilterra, fecero sparire le casupole che la fiancheffiavano e gli alti gradini su cui aprivansi gli usci, e che questa via aveva comuni con altre esposte alle inondazioni del Tevere.
A proposito delle cortigiane in questa V., ricorderemo l'Avviso di Roma in data 17 agosto 1566:

"I doganieri di Roma si lagnarno col papa del danno delle dogane per la partenza delle meretrici et delli hebrei.
Il papa gli ha detto di volerli osservare li loro capitoli, nelli quali crede non essere mentione di queste case, et che però anco farà in modo, che essi non ne patiranno in alcun modo, ne vuol comportare, che li sia fatto torto nè dalla Camera nè da altro.
Tuttavia le meretrici sono scemate assai, et quelle che tante restano, sono così sbigottite et disperse, et ne sono state amazzate alcune, che si dice essere avvenuto per opera di quelli che tengono le loro robbe in salvo, nondimeno non è certo, altri credono che venga da lor parenti;
alla fine la loro remotione et gli altri rumore di mandarle in Trastevere, N.S. doppo la informatione si è risoluto di lasciare, che il popolo con gli conservatori le accomoda in luoco, che stia bene, et come saranno comodate tutte nella parte di Campo Marzio dall'Arco di Portogallo in qui verso il Popolo, però fuori delle strade grandi, come nelle traverse verso la Trinità"

L'albergo d'Inghilterra
Poscia questa località ed adiacenza divenne un quartiere dei più costosi, e ricorderemo la ballata romanesca, che lo conferma. Il cicerone domanda al forestiere, che entra da Porta del popolo:
"Eccellenza pe' dove commanna?
Er forestiere, che nun sparagna
Dice: Portatemi a piazza di Spagna
In quell'albergo di Serny,
Avete Capito?
Eccellenza sì"

Nel maggio 1848 Gioberti andò ad abitare all'Albergo d'Inghilterra, e la sera del 25, parlò al popolo da una finestra di detto albergo. Gli ammiratori chiesero che V.Borgognona fosse chiamata via Gioberti.
Il 10 giugno Gioberti lasciò Roma dopo essersi benignato di permettere all'albergatore di cambiare il nome della Locanda d'Inghilterra in quella di Locanda Gioberti, il che poi non ebbe luogo.

mercoledì 14 ottobre 2009

VIA DEI GRECI

Via dei Greci

Dall'esservi qui, verso il sec.XV, raggruppati ad abitare i Greci intorno alla loro chiesa di S.Anastasio e al Collegio.
La ch. fu costruita da Gregorio XIII (1580) e per suo ordine vi si trasferì il Collegio che già aveva sede in V.Ripetta.
Per curiosità, ricorderemo, che in questa V. abitò il più che famoso tribuno dei nostri giorni, Coccapieller.

Le peripezie dell'Accademia musicale
Accademia di S.Cecilia: nel 1584 veniva istituita in Roma la Congregazione di S.Cecilia dei virtuosi di musica; e solo nel 1624 evvi un breve di Urbano VIII, che concede alla Congregazione la licenza dell'insegnamento musicale.
Nel 1684 appaiono i primi statuti approvati da Innocenzo XI.
Nel 1658 comincia ad apparire la tassa di un grosso per i soci, e di un giulio mensile per i maestri; in compenso erano sovvenuti se bisognosi, curati in caso di malattia, e rivestiti quando il loro abito non fosse conveniente per la casa di Dio.
La prima sua sede fu la chiesa di S.Paolo a p.Colonna; poi si trasferì nella chiesa di S.M.Maddalena, e nel 1685 a S.Carlo ai Catinari.
Nel 1771 si nominarono congregate anche le donne, e la prima che compare è Maria Rosa Coccia cantante. Nel 1839 la Congregazione prese nome di Accademia.

martedì 13 ottobre 2009

VIA BOCCA DI LEONE

Via Bocca di Leone

"Da una tenuta presso ponte Nomentano nella quale percorre l'acqua di Trevi, e che chiamasi Bocca di Leone, e in questi pressi passando i principali condotti sotteranei di quest'acqua è probabile che traesse il nome la V.
Noi però siamo d'avviso esserle derivata la denominazione da una testa di leone a bocca aperta ed in atto di divorare qualche cosa, che è situata in un pal. posto al principio di questa V." (Rufini)

Pal.Torlonia, che appartenne a Girolamo Bonaparte ex re di Westfalia.

lunedì 12 ottobre 2009

VIA DELLE CARROZZE


Via delle Carrozze

Il nome deriva dai negozi di vetture, che qui erano, e abitanti nei vicini alberghi.
Ricorderemo come il d'Espinchal venuto in Roma alla fine del sec.XVIII così scriveva:
"Per sei paoli si può avere una vettura dalle 6 alle 11 di sera".

"Principarono proprio nel 1595, in Roma, le carrozze, che prima non vi erano che cocchij"
(M.Ant.Valena, "Cose notabili occorse in Roma dal 1526 al 1698").

Un vero e proprio servizio pubblico di vetture fu istituito nel 1850 con le "carrettelle", informi carrozzoni a 2 cavalli, di solito carrozze smesse dalle scuderie dei principi romani.
Poco dopo il 1854 le carrettelle ebbero un altro battesimo: si cominciò a chiamarle "carrozzelle" e ciò si dovette alla loro forma più moderna ed elegante. Verso il 1856 un bel mattino si videro percorrere le vie, carrozze di nuova forma e ad un cavallo e furono dette "timonelle", le quali a poco a poco si trasformarono insensibilmente in quelle, che vennero chiamate "botti", avendo una pancia, che le facevano rassomigliare ad una botte.

Il tassametro
Avevano gli antichi Romani il tassametro? Vitruvio descrive un apparecchio che, adattato alle vetture, che circolavano nel 70 d.C., sarebbe un vero e proprio tassametro, e nella distinta del mobilio dell'imp.Comodo sono menzionate le vettture a contatore.

Garibaldi
In questa V., dice il il Guerrazzi nell"Assedio di Roma", aloggiò Garibaldi in un misero albergo.

domenica 11 ottobre 2009

VIA DELLA CROCE

Via della Croce

"Dalla sua forma che rappresenta appunto una grande croce, o dalla famiglia Croce"(Rufini).
Invece certamente prese il nome da una croce, che era allo sfondo della via, al principio di V.S.Sebastianello, sotto il muro del Pincio.

La posta spagnola
Alla fine del '700, l'ufficio della posta per la corrispondenza di Spagna era all'angolo, che questa via fa con p.di Spagna.

La tentazione del Belli
"Il Principe Poniatowski, che aveva palazzo in V. della Croce (arch.Valadier), si era sposata una ragazza, raccolta nel suo pal. di notte, mentre la sbirraglia la inseguiva per arrestarla. Il Belli entrò come segretario nella casa del principe, dalla quale spontaneamente si allontanò nel 1813, per scrupoli non ben chiari della sua illibata coscienza, evitando, secondo scrive il Tarnassi, la tempesta, che forse una più lunga dimora vi avrebbe fatta nascere, e restando così in pace con tutti, con nessuno in manifesta rottura"(Silvagni).

Locande
Famose, specialmente nelle guide francesi, erano le locande di V.della Croce, ove ordinariamente scendevano i viaggiatori provenienti dalla Francia alla fine del sec. XVIII ai primi del sec. XIX, come: "Lo scudo di Francia","La Città di Parigi","La locanda di Madama Smiller","La locanda e pensione di Madama Demon".

Vicissitudini del Canova
Abitarono questa via, per ricordare solo il '600, molti dei grandi pittori e artisti, specialmente fiamminghi tra i quali Dow, Rubens.
In questa V., angolo con V.Barozzi, oggi Bocca di Leone, abitò Volpato, protettore del Canova, il quale, giunto in Roma povero e sconosciuto, fu ammesso subito nella sua casa. Canova in breve tempo s'innamorò di Domenica, figlia di Volpato e furono conbinate le nozze.
Domenica accettò, ma senza entusiasmo, e Canova si avvide che a mano a mano che si avvicinava il giorno delle nozze, la fidanzata si faceva sempre più triste; intuì che ci doveva essere un mistero e si propose di stare in guardia. Alcuno gli riferì, che sulla sera la fanciulla parlava dalla sua finestra con un giovane. Che fare?
Arruola, per uno scudo, un robusto cascherino, si fa porre nel fondo di una grossa cesta, e con l'aiuto dell'oscurità si fa portare sotto le finestre della fidanzata.
Il tradimento era vero!
Domenica amoreggiava con Raffaele Morghen giovane incisore, alunno del Volpato.
Il matrimonio andò a monte, e Canova fece giuramento di non prendere mai moglie.

sabato 10 ottobre 2009

VIA DELLA VITTORIA

Via della Vittoria

Varie provenienze
Secondo alcuni il nome deriva dalla vecchia scultura raffigurante una corona di foglie intrecciate di alloro e di palma.
Il Rufini crede che vi abitassero due fratelli che, riuscendo sempre vincitori nelle giostre e nelle corse, venivano accompagnati qui, dove abitavano, con grida di: "Vittoria, vittoria!!".
Secondo altri dall'essersi rifugiate nel convento delle Orsoline, qui esistente, durante la rivoluzione francese, le zie del re Luigi XVI, Adelaide e Vittoria.

Garibaldi e i fiumi
Al n°60 di questa via, una lapide ricorda che Giuseppe Garibaldi qui abitò nell'aprile del 1879, e qui ricevette la visita di Umberto I.
Naturalmente, Garibaldi era stato a Roma altre volte (v.delle Coppelle, largo Chigi).
Fra l'altro, nel 1875 era stato ospite a Villa Severini, fuori dell'allora Porta Salaria, dove si era dedicato allo studio di progetti per la sistemazione del Tevere, la costruzione di un canale dal mare a Roma e il risanamento dell'Agro Romano.
Quella dell'idrologia era un po' una fissazione per l'Eroe dei due Mondi, che aveva anche progettato di trasformare il Po in una specie di enorme canale, per evitare gli effetti delle piene e renderlo meglio navigabile.
Meritano di essere ricordati i suoi due progetti relativi al Tevere: deviare il fiume, scavando un'enorme galleria sotto Monte Mario, oppure coprirlo completamente, realizzando sul suo corso (citiamo grosso modo le parole sue) un bel boulevard simile a quelli che costituiscono l'orgoglio di Parigi.
Al suo deciso intervento, in parte, si deve anche la costruzione degli attuali muraglioni, che hanno distrutto tanti angoli pittoreschi, ma hanno anche salvata Roma dalle terribili piene del fiume.

La sorte del tribuno Coccapieller
Nel 1882 rimasto vacante, per la morte di Garibaldi, il 2° collegio elettorale, si fece la nuova elezione.
In quel tempo faceva parte di se Francesco Coccapieller, che si atteggiava a vindice della morale conculcata. Aveva fondato "L'Eco dell'Operaio", che il popolo chiamava il "Carro del Checco", si vedeva passeggiare per Roma pettoruto, con stivaloni guarniti di speroni, con frustino, una specie di cilindro a larghe tese ed il revolver alla cintura.
Ebbe parecchie querele e parecchie condanne; cioò non ostante seguitò a prendere di mira vari cittadini, qualcuno dei quali invero non era uno stinco di santo; la qual cosa gli accrebbe popolarità.
Roma era divisa in due campi, e ciò non poteva portare ad altro che ad una tragedia; questa si svolse nell'osteria della Sora Amelia in V.Vittoria, ove il tribuno e il suo stato maggiore solevano passare la serata.
Una sera entrarono nell'osteria certi Capponi e Tognetti (parente del giustiziato), ci fu scambio di revolverate, ed il Tognetti restò ferito.
Nelle elezioni il Coccapieller venne eletto insieme a Baccelli, Pianciani, Corrazzi e Lorenzini, ed il popolo plaudente non si stancava di fargli dimostrazioni sotto la casa abitata da lui in V.dei Greci.
Ma, in seguito, il tribuno a poco a poco perdette la popolarità e miseramente si spense.

Chiesa di S.Orsola
(ora scuola di recitazione)
edificata nel 1684; nell'annesso convento nel 1876 fu impiantato il "Liceo musicale di S.Cecilia".

venerdì 9 ottobre 2009

VIA DI GESU E MARIA


Via di Gesù e Maria

La Chiesa
L'attuale nome le viene dall'om. chiesa, edificata nel 1640 coi disegni di Carlo Maderno, e col concorso pecuniario del marchese Orsini, e perciò per poco la V. prese nome di Orsinia.
La chiesa ebbe in origine il nome di S.Antonio Abate in Strada Paolina, antica denominazione della prossima V. del Babuino.
Si osservano le tombe dei Bolognetti.
Paolo V fondò l'ordine religioso di Gesù e Maria avente scopo di sostenere la Chiesa contro gli eretici.

giovedì 8 ottobre 2009

VIA LAURINA

Via Laurina

L'antico nome
Prima chiamavasi V.Peregrinorum, come ancora leggesi, caso rarissimo, in una iscrizione situata in una casa, dalla parte di V.del Babuino; sotto la vecchia tarfa una lapide indica dove giunse la piena del Tevere ai tempi di Clemente VIII.

Il nome di Laurina ricorda la campagna qui esistente nel XV sec.
Secondo altri la V. prese il nome dalla duchessa Laura Martinozzi di Modena, nipote del card.Mazzarino, madre di Beatrice Maria regina d'Inghilterra, che nel 1684 qui eresse un monastero per le Orsoline, ove ella stessa fini i suoi giorni.

domenica 4 ottobre 2009

PIAZZA DEL POPOLO

Piazza del Popolo

Pioppi
Popolo deriverebbe dai pioppi (populus) che dall'Augusteo estendevansi fin qui.
Infatti il pioppo, come Virgilio dice:"Populus in fluviis" verdeggia sulle sponde dei fiumi.

La chiesa del Popolo
La tradizione popolare fa derivare il nome della chiesa di S.Maria, edificata nel 1099 da Pasquale II per liberare il Popolo dalle apparizioni di Nerone, che sapevasi sepolto nella tomba dei Domizi, corrispondente ove è l'altare maggiore della chiesa.
"Plebes, pievi, popoli erano i nomi medievali delle parrocchie, massimamente campestri, e perciò la denominazione proviene da un gruppo di case ed abitazioni, populus, formato non appena edificata la chiesa in quel luogo già deserto. Tuttora nei dintorni di Firenze è vivissima la voce popolo in cambio di parrocchia" (Armellini).

Il Trullo
La piazza fu pure detta del Trullo da un massiccio avanzo quadrato di antica fabbrica, creduto il sepolcro di Marcello, che fu cominciato a smantellare da Clemente VII e fu completamente distrutto da Paolo III.
Altro grande sepolcro sorgeva tra il Corso e V.del Babuino, che il Lanciani ha segnato nella sua "Forma Urbis" col nome di Mausoleum.
Nell'antichità, in questi pressi, il 15 Marzo,
si celebrava la sollennità popolare di Anna Perenna dea dell'anno, che la tradizione dice sorela di Didone; essa, fuggita da Cartagine, fu accolta benevolmente da Enea, ma poi, per felosia di Lavinia, dovette gettarsi nel fiume Numicio.

Soliti proventi
Pare che le spese per selciare la piazza fossero pagate da Alessandro VI con i proventi d'una tassa speciale imposta ai gestori dei lupanari e alle prostitute. L'uso di destinare a lavori d'utilità pubblica le tasse sulle meretrici risaliva a Settimio Severo.

Lo stato attuale della piazza si deve a Pio VII (1800-23) su disegni del Valadier.

Uno scherzo cruento
Un gioco favorito dei romani nelle belle sere d'estate consisteva nel portare qualcuno presso l'obelisco di piazza del Popolo e poi, bendatigli gli occhi, intimargli di imboccare il Corso.
Tra grandi risate degli astanti, l'infelice non ci riusciva quasi mai, ed in genere andava a sbattere contro le colonne delle chiese o ad incespicare nei gradini.

Le chiese finte gemelle
Un altro giochetto meno cruento e che si può fare tutt'oggi è relativo all'apparente perfetta uguaglianza delle due chiese "gemelle" di S.Maria dei Miracoli e di S.Maria in Montesanto. Conduciamo qualcuno presso Porta del Popolo e chiediamogli di stabilire se le due chiese sono uguali o no- salvo dettagli secondari, come le statue e i campanili.
A men che il nostro "qualcuno" non sia particolarmente furbo o animato da spirito di contraddizione dirà certamente sì, le due chiese sono gemelle.
In realtà tali appaiono.
Ma andiamo a vederle da vicino, possibilmente anche da dentro: non solo sono diversissime, ma quella di sinistra è addirittura quasi due volte più vasta dell'altra!
Inoltre la cupola è di forma del tutto differente e anche la pianta: S.Maria dei Miracoli è elittica, S.Maria in Montesanto circolare.

I carbonari
In piazza del Popolo, il 23 novembre 1825, furono decapitati i carbonari Leonida Montanari e Angiolo Targhini "rei", si legge nelle Annotazioni delle Giustizie eseguite da Gio. Batta. Bugatti e dal suo successore Vincenzo Balducci, di "lesa maestà e per ferite con pericolo" ( avevano tentato di uccidere una spia).
Una relazione della confraternita di San Giovanni Decollato riferisce che sino ai piedi del patibolo i confratelli cercarono di convincere i due massoni e carbonari a dichiararsi pentiti e a ricevere gli estremi sacramenti.
"A che servono tante preghiere?" rispose Tanghini. "Sono uomo ancor io, e ben mi sento commosso da queste, ma nu'altro però operano su di me, che son risoluto a morire". E poco prima che la mannaia gli troncasse il collo, gridò:
"Popolo, io moro senza delitti, ma moro Massone e Carbonaro!"
Montanari invece accolse i tentativi dei confratelli con decisa ostilità: il suo ultimo saluto al mondo fu una serie di ingiurie ai confortatori di San Giovanni Decollato e a quanti altri gli erano d'intorno.

Ultimo e speciale supplizio
In Piazza del Popolo, il 23 Gennaio 1826, si eseguì l'ultima mazzolatura semplice, cioè senza aggiunta di squarto. Il suppliziato era Giuseppe Franconi, reo di avere ucciso per rapina un ecclesiastico.
Dal 12 Ottobre 1816 a Roma era rientrata in uso la ghigliottina (già usata dal tempo dei francesi, fra il 1810 e il 1813): per il Franconi si tornò alla più vecchia e ben più penosa forma di supplizio probabilmente perchè il delitto era stato da lui compiuto a spese non d'un civile ma d'un ecclesiastico, persona sacra.

lunedì 24 agosto 2009

VIA ANTONIO CANOVA


Via Antonio Canova
già V.S.Giacomo; ora questo nome è passato a V.degli Incurabili.

In questa V. ebbe studio lo scultore Canova di Passagno (Treviso 1737-1822). Ha un busto al Pincio ed uno in questa via.

L'ospedale degli incurabili
S.Giacomo perchè prendeva nome dalla chiesa dedicata all'Apostolo Giacomo Maggiore, chiesa detta S.Giacomo degli Incurabili a causa dell'unito ospedale, eretto nel 1338 dal card.Giacomo Colonna; dalla vicinanza al mausoleo di Augusto, prese anche l'aggiunta in Augusta; fu anche detta S.Giacomo del Popolo.

Nell'ospedale si curavano gli infermi poveri, che venivano chiamati incurabili, secondo alcuni, non perchè inguaribili, ma perchè non potevano curarsi, per mancanza di mezzi, nelle proprie case, e perciò costretti ad essere qui ricoverati.
Sul principio del sec. XIV vi venivano curate esclusivamente piaghe, e poscia le malattie veneree, allora stimate incurabili. In questo ospedale (C.Ricci,"Beatrice Cenci") fu ricoverato Francesco Cenci che per essere trattato bene, andava dicendo, che non voleva lasciare nulla ai figli, nè ai figli dei figli, ma tutto al detto ospedale.

Dov'è l'ospedale in antecedenza eravi una chiesa detta di S.Maria e Martina in Augusta.

Un ladro in chiesa
A proposito della chiesa di S.Giacomo, Gregorovius, stando in Roma, racconta:
"Un ladro si era salvato in S.Giacomo, e là stavasene all'altare col viso coperto dalle mani. Attorno folla curiosa, e dinanzi alla cappella due poliziotti in civile, che lo spiavano senza osare afferrarlo. Il ladro stette là, a quanto mi si disse, fino a sera. Di notte i frati l'han fattto sgattajolare".

domenica 2 agosto 2009

VIA DELLA FREZZA


Via della Frezza

"Dall'om. famiglia uno dei quali, Filippo, sposò la figlia di Gaetano Moroni, il ben noto Gaetanino.

La pena della Corda
All'angolo, che fa questa V. con il Corso, ancora oltre il 1820 esisteva la piccola "piazza della Corda".
Ivi infatti si usava dare la pena della corda, e al pal.Pulieri, poscia Ginetti, alla prima finestra verso il Corso, del secondo piano, erano fissati il capo superiore della corda e la carrucola destinati a sollevare in alto per dislocare le giunture delle braccia ai delinquenti.
Quando il triste ordigno fu tolto, la signora Pulieri fece chiudere quella finestra, riducendola ad armadio, e nel vano interno vi appose una croce.

Belli nel 1831 scriveva:
"Qui, e quant'è granne Roma l'aricorda,
proprio in ner mezzo a sta ritiratella,
c'era piantato un trave e una girella,
dove prima ce daveno la corda."

Nel 1835 ( Lo spiazzetto della Corda al Corso):
"Prima, la corda ar Corso era un supprizzio,
che un galantomo che l'avessi presa,
manco era bono più a servì la chiesa,
manco a fà er ladro e a guadagnà sur vizzio.
Finarmente li preti, c'hanno intesa
la ragione, in quer po' de frontispizzio
ce fanno arzà una fetta de difizzio;
ma chi l'arza, pe' me,
butta la spesa.
Come se po' trovà gente balorda
che voii mette er letto indòve un giorno
passava proprio er trave co' la corda?
A mè me parerebbe a un bon bisogno
de vedemme ogni sempre er boja attorno,
e quelli lagni de sentilli in sogno."

sabato 1 agosto 2009

VIA DEI PONTEFICI

Via dei Pontefici

Prese il nome dai ritratti di alcuni pontefici, serviti nei 50 anni di permanenza in Roma, che aveva fatti dipingere sulla propria casa in questa via, l'abbreviatore apostolico Saturnino Gerona da Barcellona (1523), ove pure leggevasi:"Ponteficium aicor domus haec mihi nomina prestat-Inter primates hinc memoranda vias".

A proposito del nome Pontefici, togliamo dal Mommsen:
"I sei costruttori di ponti derivano il loro nome dall'ufficio loro non meno santo che politicamente importante, di dirigere la costruzione e il taglio del ponte sul Tevere; erano essi gli ingegneri romani, che conoscevano il segreto delle misure e dei numeri, per cui fu loro commesso di tenere il calendario dello Stato, di annunziare al popolo il novilunio e il penilunio e i giorni festivi, e di curare affinchè ogni atto religioso o giuridico accadesse nel giorno debito.

Siccome essi quindi avevano l'ispezione su tutto il servizio divino, ad essi si volgeva, quand'era necessario, la domanda preliminare in caso di matrimonio, di testamento, o di arrogazione, per essere certi che l'affare concluso non urtasse in qualche modo il diritto divino.
E da essi emanavano le sanzioni e le promulgazioni delle prescrizione sacre esoteriche, le quali sono note col nome di leggi del re; così essi acquistarono, probabilmente appena dopo la cacciata dei re, la generale sovrintendenza del culto divino romano e tutto ciò che ad esso si connetteva; e che cosa non vi si connetteva?
Essi stessi indicavano come il "sommario del loro sapere" la conoscenza delle cose divine ed umane.

Infatti da questo collegio uscirono i principii della giurisprudenza spirituale e temporale, non meno che quelli delle indicazioni storiche."

venerdì 31 luglio 2009

LARGO DEI LOMBARDI

Largo dei Lombardi

Nell'età di mezzo, dopo piazza Colonna, via del Corso assumeva un aspetto campestre, ad eccezione di qualche edificio, che s'incontrava qua e là.
Lasciata la casa dei Gigli nell'angolo ove già aprivasi V.Cacciabove, area ora occupata dal pal.Marignoli, vedevansi le vecchie fabbriche della chiesa e del monastero di S.Maria Maddalena, detta anche S.Lucia della Colonna, i di cui orti si estendevano verso p.Barberini.
Poi S.Silvestro in Capite, intorno al quale erano poche case di lavoratori e qualche arcata in rovina dell'acqua Vergine, le infiltrazioni della quale fino ai tempi di Eugenio IV (1431-1446) avevano impaludato questa località.

Poscia incontravasi, quasi ove ora sorge il pal.Fiano, il pal.di Giovanni Le Jenne, edificio così sontuoso, che si affermava essere il più bello di Roma dopo il Vaticano, in seguito ampliato ancora dai cardinali Cibo e Costa di Lisbona.
Piazza del Popolo era campagna, alla quale però cominciava a dare rilevanza la riedificazione della chiesa di S.Maria.

Solo allo sbocco della V.Flaminia, rompeva la monotonia un avanzo di un'antica piramide sepolcrale, dal volgo detto Tomba della madre di Nerone, e dagli archeologi creduta tomba di Marcello, demolita in seguito da Paolo III.
Il Pincio era ricoperto di boscaglie e piante selvatiche, tra le quali spiccavano i ruderi dei giardini di Lucullo e dei Domizi.
Solo nel 1834 furono fatte, per il Corso, regolari chiusini per lo scolo delle acque e fecero dire al Belli:

Er Corso Arifatto
"Già che sémo cascati in sto discorso,
chi de li nostri vecchi s'arricorda
che sii vienuta mai l'idea balorda
de circonnà de chiavichette er Corso?
Tratanto, pe' sto sfasci, uno ch'abborda
a le botteghe, ha da strillà soccorso
s'un ponticello più stretto d'un torso,
come che fussi un ballerin in corda.
Nun c'era prima er chiavicon de Fiano?
Nun c'era er chiavicon de l'Incurabbili,
e'r chiavicon del Collegio Romano?
Nun bastaveno più tre chiaviconi,
bellissimi, grandissimi e parpabbili
peggio dei tre trapassi de portoni?"

Il corso fu livellato e selciato nel 1736, e illuminato a gas la notte del 6 gennaio 1854.

giovedì 30 luglio 2009

VICOLO DEL GROTTINO

Vicolo del Grottino

"Da un'osteria già qui esistente, alla quale si accedeva scendendo vari gradini, e che per essere con poca luce, rassomigliava ad una grotta.

Osterie Romane
Il numero delle osterie in Roma è sempre stato rilevante, e da un lavoro del Rufini sappiamo che ai suoi tempi (1854), se ne contavano 712.
Il tedesco Hans Barth, qualche anno addietro, con prefazione di D'Annunzio, pubblicò: "Osteria: guida spirituale delle osterie italiane".

Noi ricorderemo come nell'antica Roma il vino fiscale, cioè quello requisito dallo Stato per le pubbliche distribuzioni, veniva sbarcato nella località ad Ciconias nixas presso P.Nicosia, e trasportato nei magazzini siti alle pendici del Quirinale.
Il vino non fiscale era in grande parte sbarcato presso i grandi horrea esistenti nella pianura sotto l'Aventino, e veniva smerciato nelle cauponae, ed anche nelle popinae ove si vendevano anche le vivande.

Per citare le più famose osterie:
del Leone a Torre di Nona, gestita da Vannozza de Cataneis, madre di Lucrezia Borgia; dei Tre Re;del Cavalletto; della Corona; del Turchetto, fra Ponte e Parione; della Stella; della Croce Bianca, all'Orso; del Gatto Nero, al vic.Cardello; del Montone, alla Rotonda.

Giuochi delle bettole
Giuochi prediletti nelle bettole sono: le Carte; la Morra, che i latini dicevano micatio digitis, e da micare venne il romanesco vocabolo miccare, cioè imbrogliare; la Passatella, il Tressette, dal latino tres sitis, perchè in origine si giocava in tre, i Dadi ecc.

Il vino del Belli
A proposito di vino, il Belli, trovando tutto bello e buono, scrisse:
Le cose create
"...Sortanto in questo qui trovo lo smanco,
che poteva, pensànnoce un tantino,
creàcce l'acqua rossa e'r vino bianco:
Perchè armeno gnisun oste àssassino,
mo nun vierìa co' tanta faccia ar banco,
a vénnece mezz'acqua e mezzo vino."