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domenica 14 febbraio 2010

VICOLO SAVELLI


Vicolo Savelli
dall'om.famiglia.
La famiglia Savelli
Il Sabellum o Castel Savello dirimpetto ad Albano, tolse il nome da uno dei Minatii Sabelli, amici di Pompeo Magno, che sappiamo lo possedette; poi fu dato in enfiteusi ai Crescenzi de Sabelli, finalmente Savelli.
Castelli dei Savelli furono Albano, Ariccia, Castelgandolfo, Rocca Priora.
I Savelli, nel medioevo, godevano il privilegio della carica di marescialli di S.Chiesa e custodi del Conclave. Avevano carceri proprie e una guardia di 500 fanti, detta Corte Savella. Appartennero a questa famiglia i papi Eugenio I, Benedetto II, Gregorio IV, Onorio III, Onorio IV.
Onori e decadenze dell'Aventino
Essi, pretendendo discendere da Aventino, leggendario re di Alba, sepolto nel colle om., si dettero il pomposo titolo di "nobili del monte Aventino" e da ciò la loro predilizione per questo colle, che cominciò a popolarsi di case e torri, riacquistando così parte del primitivo splendore.
Però, quando poi Roma fu in preda alle fazioni, specialmente durante la resistenza del papa di Avignone, l'Aventino decade nuovamente e divenne luogo di desolazione.

giovedì 29 ottobre 2009

PIAZZA DELLA MADDALENA


Piazza della Maddalena

La P. fu aperta da Urbano VIII, come da lapide ivi esistente. Quì anticamente giungevano le Terme Alessandrine.

Una chiesa di zucchero
Prende nome dalla chiesa om. cominciata nel 1676; la facciata barocca è opera di Giuseppe Sardi.
Oltre che sulle casette di S.Ignazio (v.) e sulle opere del Borromini, gli strali della critica neoclassica si appuntarono contro la chiesa della Maddalena, fantasiosa delizia del rococò (si veda soprattutto la sagrestia, forse la più bella di Roma).
In particolare fu criticata la facciata; un neoclassico la definì "il non plus ultra del gusto stravolto" tacendone volutamente l'autore "perchè non degno di essere nominato"; il Gnoli, con aria di saccente disprezzo la disse "tutta lavorata come fosse di zucchero".

Il frate dragone

Nella Chiesa della Maddalena è sepolta Teresa Benicelli, fanciulla romana morta d'amore per Pio Pratesi, cadetto dei dragoni del papa, che aveva dovuto lasciare per volontà dei parenti.
Un giorno, sorpresa mentre scriveva al suo innamorato, fu aspramente redarguita dai fratelli che non la lasciaron più in pace, e con intrighi ottennero di far trasferire il Pratesi a Viterbo. La fanciulla spasimante divenne melanconica e deperì in tal modo che il medico curante avvertì la famiglia che ogni speranza di guarigione era perduta. Allora i parenti, mutato parere, permisero al giovane di venirla a visitare; il giovane venne, ed entrato nella camera della moribonda, se la strinse al seno baciandola, ma ella ebbe solo forza di dire "E' troppo tardi".
Dopo tre giorni morì, e tutta Roma prese parte ai funerali in S.Salvatore in Lauro.
Nel mezzo del tempio eretto il catafalco ove sopra era visibile la povera Teresa vestita da sposa; improvvisamente il giovane ufficiale si appressò alla bara, baciò in fronte la povera morta e preso un fiore che ella aveva sul petto, fuggì.
Il Pratesi, giunto a casa, puntò la pistola al cuore, e per due volte fece inutilmente scattare il grilletto; allora, come per divino avvertimento si recò alla chiesa dei Cappuccini. Otto giorni dopo il giovane venticinquenne vestiva il saio, e passati 2 anni, padre Pacifico, che tale fu il nome preso, celebrava la sua prima messa sulla tombra dell'amata Teresa.

venerdì 16 ottobre 2009

VIA FRATTINA

Via Frattina

Il nome ricorda quando questo tratto del Campo Marzio era campagna (Capo le Case, Vite, Vignaccia, Giardino, Fratte, Orto di Napoli ecc.).
Altri deriverebbe il nome da Monsignor Ferratini arcivescovo di Amelia, che alla fine del sec.XV la fece lastricare e che aveva il suo pal. ove ora è il pal. di Propaganda.

Case e Osterie
Una delle prime case costruite in questa V. fu quella dei Gabrielli di Gubbio.
Al n°48 una lapide ricorda l'abitazione del generale Giuseppe Avezzana, ed un'altra al n°10 quella di Mattia Montecchi.
Nel sec.XVIII eravi in fiore la locanda detta di Giacinto.

Le gambe del Pietro
"Ai tempi di Sisto V, Pietro Curtelli (nepote del canonico Curtelli, che aveva beneficato Sisto quando era card.) per avere sotto il predecessore Gregorio XIII rapita e poi sposata una fanciulla, fu per ordine di Sisto impiccato, e tagliategli le gambe vennero appese in V.Frattina, innanzi alla casa della fanciulla.
Siccome gli abitanti dei dintorni si lagnavano per il puzzo che davano le gambe, furono tolte per ordine del papa, e sostituite da due di marmo".(Archivio P.pe Piombino)

Anticamente fra questa V. e quella della Vita e Condotti si trovavano i Castra Urbana.

lunedì 27 luglio 2009

PIAZZA SAN LORENZO IN LUCINA


Piazza San Lorenzo in Lucina

"dall'om. chiesa, in antico detta Sanctum Laurentium ad Titan, perchè qui era l'obelisco dedicato a Titan dio del Sole.

Altre derivazioni del nome Lucina
-Lucina era il nome prediletto dai cristiani,ad indicare la luce ricevuta dal battesimo, e tal nome aveva una matrona romana che nel sec.III, a sue spese, fondò questa chiesa;

-Il Panvinio crede il nome derivare da un bosco (lucus) dedicato a Giunone Lucina, che qui era;

-Il nome della lucus originariamente era dato alle coltivazioni specializzate di essenze resinose destinate alla produzione della pece che aveva larghissimo impiego nella fabbricazione di torce per illuminazione (lux); gli altri boschi erano detti selva, nemus, saltus;

-Giunone Lucina, quasi identica ad Illitia, presiedeva ai parti, aveva la testa coronata di dittamo, pianta creduta propizia alle partorienti.

Il teatro delle marionette
All'angolo del pal.Fiano, ora Almagià, ove ora è la Farmacia Inglese, vi era il Teatro Fiano di marionette, dove alla porta un uomo perennemente ripeteva il grido:
"Entrate signori a prendere i buoni posti; ecco che s'incomincia l'opera!".
Il prezzo era di 5 baiocchi.
Frequentava il teatro la migliore borghesia ed anche il Leopardi fu più volte tra gli spettatori.

Muoia Diogene e tutti gli eretici
Sulla piazza, nel 1690, in occasione della festa di San Lorenzo venne bruciato un simulacro di Diogene, con la sua botte: si voleva mostrare quale castigo attendeva i filosofi eretici, condannati dalla Santa Inquisizione.

domenica 26 luglio 2009

VIA IN LUCINA

Via in Lucina, già detta di S.Lorenzo in Lucina

L'Ara della Pace
"Alla profondità di vari metri, in questa V. furono rinvenuti gli avanzi dell'Ara Pacis Augustae. Augusto, ritornato vincitore dalla Gallia, dalla Spagna e dalla decisiva battaglia d'Anzio, segnava i confini del mondo romano e proclamava la pace universale; ed il Senato decretava un altare alla Pace, dove ogni anno da sacerdoti e vestali si dovevano compiere sacrifici.

L'Ara fu costruita presso la V.Flaminia, e consacrata il 30 Gennaio del 9 a.C. {...}

Orologio Solare
Quì presso, Augusto aveva fatto costruire dal matematico Lucio Manilio un grande orologio solare, consistente in una grande area lastricata di pietra, limitata alla periferia da tre gradini, e sulla quale erano incastrate grandi linee e lettere di bronzo dorato, che indicavano la durata dei giorni e delle notti, e regolavano le ore mediante l'ombra proiettata da un obelisco, dall'altezza del quale è facile arguire la vastità dell'area destinata alla misurazione del tempo.
Quest'area si può collocare nello spazio compreso tra le V. della Lupa, Corso, p.Colonna, e p. in Lucina.
Ai quattro lati dell'area erano rappresentati in mosaico le figure dei venti; e una di queste fu qui scoperta con l'iscrizione: "Boreas spirat".

Cinema Olimpia,
nome che ricorda la località del Peloponneso ove sorgeva il celebre tempio di Giove ed ove i Greci accorrevano per le celebri Olimpiadi; ma la denominazione del cinama nulla ha che vedere con questa località".

VIA DEL PARLAMENTO

Via del Parlamento, già V.della Vignaccia

"Il nuovo pal. del Parlamento dell'arch. Basile dà il nome alla V.
Vignaccia perchè ricordava quando la località era coltivata, come le V.del Giardino, Vite, Ortaccio, ecc.

Casa dello Spagnolo
Casa dello Spagnolo, già in V. della Vignaccia e poi ricostruito in V.in Lucina. Fu edificata sul finire del
sec. XV dalla famiglia spagnola dei Vacca, venuti a Roma ai tempi del primo pontefice di casa Borgia, Callisto III.
Sull'architrave leggesi: "Domus familie hispanice Vace".
Il fregio del portone contiene l'epigrafe, che tradotta dice: "Roma ti lascerò le mie ossa e le mie ricchezze"; l'iscrizione della finestra a pianoterra: "Niente è difeso in questo secolo miserabile".

VIA DELLA COLONNA ANTONINA

Via della Colonna Antonina

Il primo dolciere
"Moroni: "Il primo dolciere, uno svizzero, apparve in Roma nella metà del sec XVIII con una botteguccia in V.Colonna, nel pal.del Cinque"

La vittoria di Antonino
"Tutti i vecchi romani chiamano ostinatamente la Colonna "la Colonna Antonina" perchè la si riteneva un tempo dedicata ad Antonino Pio (e così si legge tutt'ora nella scritta seicentesca del basamento).
In realtà fu eretta dal Senato e dal Popolo Romano per celebrare la vittoria di Marco Aurelio Antonino sui Sarmati, Marcomanni e Quadi, popoli della Germania.

Il sarto della Colonna
Della colonna così scriveva, nella sua "Roma Nuova" (1813), Aloys Sprenger:
"Fa da custode all'Antonina un sarto, che esercita l'arte sua a piè della colonna. Ai romani non fa pagare nulla, ma dai forestieri, per lasciarli salire in cima, esige una mancia.

Il guardiano della Colonna
Secondo Lanciani la colonna in origine stava nel centro di un "peribolus" o piazza cinta da un portico a colonne, e probabilmente ove ora è il pal.Chigi ergevasi il tempio dedicato a Marco Aurelio. Al tempio era addossata una casetta singolare appartenente al liberto dell'imp.Severo, che aveva avuto il permesso di fabbricarsela per essere il guardiano della colonna e così riscuotere l'obolo da chi voleva salirvi."

sabato 25 luglio 2009

VIA DI PIETRA

Via di Pietra

"L'attuale nome deriva, secondo alcuni, dal gran numero di avanzi marmorei, fra i quali la colossale testa di Domiziano (oggi nel cortile dei Conservatori), qui rinvenuti quando Alessandro VII (1655-67), demolita la chiesa di S.Stefano in Trullo , fece sistemare la piazza.

La locanda di Giacinta
Nella V. Albergo Cesàri, già chiamato Locanda di Giacinta Cesàri, ove abitarono: Stendhal, che lo lodò per la mitezza di prezzi, Mazzini, Garibaldi, Mommsen, Gregorovius e finalmente Bovio che una lapide ricorda."

L'imperturbabile marito
"Nel 1836 palazzo Cini ricevette per alcune sere consecutive- dall'8 al 16 febbraio- le visite di Stendhal, cinquantatreenne console di Civitavecchia, di passaggio a Roma (dove alloggiava alla locanda di Madama Giacinta) e innamorato della 20enne e bellissima Giulia Prosperi Bussi, maritata Cini.
Il principio della fine di quell'amore fu in un palco del teatro Alibert, il 17 febbraio, quando l'anziano scrittore confessò di punto in bianco a Don Filippo, marito di Giulia:"Amo vostra moglie", ricevendone l'imperturbata risposta: "Naturale, è una donna meravigliosa. Venite a cena da noi stasera?".
Profondamente ferito nel vedersi così trattato da povero vecchio innocuo, Stendhal abbandonò di furia il teatro, e lasciò passare molti mesi prima di tornare in casa Cini.
La bella Giulia è adombrata nella Comtesse Sandre della Vie d'Henri Brulard."

VICOLO DEI MONTECATINI


Vicolo dei Montecatini

"Dal palazzo appartenente alla famiglia Catini, che sorgeva ove ora è il pal.Mazzetti.
L'aggiunta di monte si deve all'uso invalso nei secoli di mezzo, di così chiamare ogni lieve rialzo del terreno.

Secondo altri dalla famiglia, che prese il nome dal castello di Montecatini di cui aveva la signoria."

VIA DEL CARAVITA


Via del Caravita, già V.dei Fervitori

"Dalla congregazione e dall'oratorio qui esistente, volgarmente già detto del Garavita, fondato nel 1711 dal padre gesuita Pietro Caravita, con l'elemosine dei fedeli, e dedicato a S.Francesco Saverio e alla Madonna della Pietà.

I Mantelloni
Venivano chiamati Mantelloni quei confratelli, che dopo essersi date per penitenza le battiture (disciplina) in questa chiesa, uscivano salmodiando per tutte le vie, fino ad una Madonna stabilita, e che si accomiatavano dicendo: "Sia lodato Gesù Cristo."
Scrive d'esse il Belli nel sonetto "Le Truppe di Roma":
"S'informino, canaja, scemunita,
La disciprina, qui, 'gni bon sordato
Va a dàssela 'gni sera ar Caravita."

e ancora:
"Ma chi? quelli che vanno ar Caravita
la sera, e ce se sfrusteno er furello?
Sò tutti galantommini, fratello;
gente, te lo dich'io, de bona vita.
Quarcuno, si tu vòi, porta er cortello:
a quarcuno je piace l'acquavita:
quarchidunantro è un po' longo de dita;
ma un vizio, già se sa, bisogna avello.
Ma poi tingheno tutti er mantellone,
e cor Cristo e le torce quann'è festa
accompagneno er frate a le missione.
E 'gni sera e per acqua, e pe tempesta,
vanno per Roma cantanno orazzione
coll'occhi bassi e senza gnente in testa."

Botte da orbi
Nell'Oratorio del Caravita, scriveva Louis Delatre nel 1870:
"è uso che dopo la predica si distribuisca ai devoti una discipina per battersi. Poi si spengono i lumi e allora comincia la flagellazione."
Ma, lungi dall'usare la sferza per mortificare le proprie carni, "molti picchiano sulle colonne e sulle panche, altri sui loro vicini. Questi, talvolta, rendono pan per focaccia; allora nasce una baruffa, una confuzione, un parapiglia universale, e piovono da ogni parte in quell'oscurità nerbate da orbi".

Le lascivie del gesuita Paccanari
Un confratello gesuita, Nicolò Paccanari, tirolese, giovane audace, fondò un convitto di donne chiamate Dilette di Gesù, grazie agli aiuti dell'arciduchessa Marianna d'Austria.
Egli divenuto, per abuso dei sacri canoni, superiore nell'Oratorio del Caravita e superiore, in Dillingen, del Cuore di Gesù, era tenuto in concetto di santità.
Il Paccanari in Roma proruppe in disordini, e, palesate nei convitti delle Dilette le sue lascivie, fu accusato di sacrilegio alla Inquisizione, fu punito con 14 anni di carcere, e le società d'ambo i sessi vennero sciolte."

VIA DEL CORSO


Via del Corso

"Questa V.,lunga quasi 2 km.,è la più signorile di Roma e fu dedicata ad Umberto I. Anticamente, dalla Porta Ratumena, presso il sepolcro di Bibulo, fino a p.S.Marcello, era detta V.Lata e da questo punto in poi V. Flaminia.
Dal tempo del veneto Pietro Barbo, Paolo II, che costruitosi il colossale pal.Venezia, volle assistere da questo alle corse di uomini e cavalli senza fantino (barberi), la V. venne chiamata Corso.

Nelle varie corse si stabiliva come punto di partenza, p.Sciarra per i ragazzi, V.della Vite per gli uomini, p.del Popolo per i cavalli. In antecedenza le corse si facevano o per V.Giulia o per Borgo Nuovo."

Le corse dei berberi
Scrive il Platina: "Havendo il papa {...} quietate le cose d'Italia si volse all'otio et ne ordinò ad imitazione degli antichi alcuni giuochi et feste magnifiche et ne diede un bel desinar al popolo {...} I giuochi furono otto palij che nel Carnevale per otto dì continui si donarono a coloro che nel corso restavano vincitori.
Correvano i vecchi, correvano i giovani, correvano quelli che erano di mezza età, correvano i Giudei et li facevano ben saturare prima perchè meno veloci corressero. Correvano i cavalli, le cavalle, gli asini e i bufali, con tanto piacere che per le risa grandi potevano appena starne le genti in piè"

La storia ha conservato il nome dell'uomo che primo percorse in automobile la famosa via romana: Cleto Brema; e la data dell'evento: il 3 ottobre 1895.