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domenica 13 dicembre 2009

MADONNA DEI MONTI


Via Madonna dei Monti

Qui, presso la via Leonina era anticamento il Vico Ciprio, che si vuole prendesse questo nome per buon augurio dei Sabini, che vi risiedevano nella lingua dei quali cipro era lo stesso che buono.

L'asta di Orazia
"Presso questa V. i Romani, per espiare l'uccisione della giovane Orazia, eressero due are, una in onore di Giano Curazio, l'altra di Giunone Sororia.
Sopra queste due are venne infisso un trave, che era chiamato il trave della sorella Tigillum Sororium. Sotto questo legno, al pari dei prigionieri di guerra costretti di curvarsi sotto l'asta, dovette pur passare l'uccisore di Orazia; questa sacra cerimonia veniva mantenuta nelle età successive, per cura dei discendenti di Orazio, e la V.medesimo era denominata Tigillio Sororio." (Pais)

I giornali di Roma
Questa V. è in funzione come tale da circa 3000 anni e si chiamava, come si rileva da Tito Livio, Argiletana ed in essa (Lanciani) venivano pubblicati ogni giorno i giornali di Roma e mandati poi nelle province colla posta imperiale.
Le notizie erano varie: Atti di nascita e di morte, testamenti, resoconti giudiziari e finanziari, cambio di monete, relazioni sulle sedute del Senato, atti del collegio dei Pontefici, varietà, teatri, fatti della vita cittadina ecc.

giovedì 26 novembre 2009

VIA DI SANTA MARIA DELL'ANIMA


Via di Santa Maria dell'Anima

Durante il '400, la maggior parte di questa V., essendo fiancheggiata da proprietà della famiglia Mellini, era detta Mellina, o di S.Agnese.

L'immagine di Maria
Dove ora sorge la chiesa di Santa Maria dell'Anima, nel '500 si rinvenne una immagine di Maria seduta, avente due fedeli prostrati ai suoi piedi, simboleggianti due anime che pregavano, da ciò il nome della via. La chiesa è architettura di Sangallo e La sacra Famiglia sull'altare è di Giulio Romano.
Chiesa e attiguo ospizio vennero fondati da un tal Giovanni di Pietro, fiammingo, a benefizio dei suoi connazionali.

I marmi di Domiziano
Chiesa di S.Nicola dei Lorenesi, già S.Caterina, ha la facciata formata coi marmi dell'antico stadio di Domiziano.

La torre di Via di Tor Millina
Dalla famiglia Millini o Mellini, una delle più nobili ed antiche di Roma.
Cresciuta in ricchezze si divise in due rami: uno ebbe le case di S.Salvatore in Onda, l'altro, più noto, quelle che erano in questa V. in modo da dare il nome non solo alla contrada, ma anche ad una chiesa, che qui sorgeva dedicata a S.Nicola, detta de Mellini.
Delle loro sontuose dimore rimane quasi più nulla, perchè la maggior parte venne acquistata da Innocenzo X per accrescere il pal.Pamphilj. Tuttavia sorge ancora ben conservata la torre, ora ridotta ad abitazione di privati, manifesta opera del principio del sec.XIV.
Sull'alto di essa, nel parapetto sopra i beccatelli si legge ancora a caratteri di terra cotta: Mellini.
Sulle pareti si scorgono traccie di graffiti.

lunedì 9 novembre 2009

S.MARIA IN TRASTEVERE


S.Maria in Trastevere

Dalla chiesa om. edificata nel 340 da Giulio I. Fu la prima innalzata in onore della madre di Dio, e venne chiamata Titulus Callixtu, dal famoso trasteverino Callisto, che quì aveva sue proprietà, e nelle quali continuò ad abitare anche quando fu innalzato il ponteficato.

Questa chiesa fu anche detta Fons Olei, perchè, racconta Dione Cassio nel 753 a Roma, poco prima della nascita del Redentore, vi scaturì una sorgente d'olio (nafta).

I mosaici della facciata sono dei tempi di Innocenzo II.
Si crede che le 24 colonne della basilica appartennero all'Iseo Campense, donde l'avrebbe tolte Innocenzo II, che fece inoltre il campanile e la fontana, che adorna la piazza.


Il papa nel pozzo
In questo luogo il pontefice fu gittato in un pozzo, ed il cadavere fu sepolto nel cimitero di Calepodio, fuori Porta S.Pancrazio, da dove Gregorio IV nell'828 lo tolse, insieme al corpo di S.Cornelio, per deporli in questa chiesa.

Vino e Cristianesimo
Il tempio occuopa l'area dell'antichissima Taberna Meritoria, cioè il quartiere dei soldati veterani, benemeriti della patria; presso la quale era la caserma per i marinai della flotta di Ravenna.

Da Lampridio sappiamo, che presso il luogo ove è S.Maria in Trastevere, eravi un oratorio, che era stato tolto ai Cristiani poco prima che Alessandro Severo salisse al trono e vi erano state poste le Cellae Vinariae, specie di deposito di vino.
I cristiani ricorsero a detto imperatore per riavere quel locale, ed egli appagò il loro desiderio, decretando essere meglio consacrare un luogo a Dio, che abbandonarlo ai bevitori di vino.
Si crede che Mammea, madre di Alessandro Severo, fosse cristiana. Sulla porta del suo palazzo, che aveva aperto al pubblico per rendervi giustizia, aveva fatto scrivere questa evangelica sentenza "Quod tibi fieri non vis, alteri ne faceris", e sembra che avesse persino l'idea di innalzare un tempio a Gesù.

La pietra degli Angeli
"Sul Gianicolo esisteva un tempietto dedicato agli Angeli, eretto sul posto ove era una pietra sulla quale una pia tradizione voleva che si genuflettessero gli Angeli presenti alla crocefissione di S.Pietro; quella pietra venne trasportata per ordine del vescovo Deattis in S.Silvestro e Dorotea nel sec.XVI, e quindi in S.Maria in Trastevere" (Terribilini)

Labirinti
Nel sec.XII furono di moda nelle chiese i laberinti; ne fu conservato uno in questa chiesa fino al 1850; era formato così: nel pavimento stava segnata una via, che faceva 6 giri concentrici, con piccole lastre di marmo colorato, divisa da una balaustra marmorea bassa e di m.3.33 di diametro, in cui in mosaico colorato era indicata un'altra via. Il significato simbolico era il seguente: l'uomo chiuso nei corridoi inestricabili del vizio, non ne può uscire, se la grazia divina non gli fornisce il filo.

Iscrizioni
Nell'atrio sono notevoli due iscrizioni: in una un certo Cocceius, liberto imperiale, ricorda che nella sua vita coniugale, durata 45 anni e 11 giorni, non ebbe mai lite con sua moglie Nice!
L'altra in cui un ignoto marito chiama Attidia: moglie rarissima!

Antico cimitero
"A fianco della navata della basilica, sussiste ancora, in parte, l'antico cimitero per i morti della parrocchia (fino al 1847), e quelli rilevati nelle campagne dall'Arciconfraternita della Morte (fino al 1585). In detto cimitero si facevano le rappresentazini sacre dell'ottavario dei morti"(Bevignani)

giovedì 29 ottobre 2009

PIAZZA DELLA MADDALENA


Piazza della Maddalena

La P. fu aperta da Urbano VIII, come da lapide ivi esistente. Quì anticamente giungevano le Terme Alessandrine.

Una chiesa di zucchero
Prende nome dalla chiesa om. cominciata nel 1676; la facciata barocca è opera di Giuseppe Sardi.
Oltre che sulle casette di S.Ignazio (v.) e sulle opere del Borromini, gli strali della critica neoclassica si appuntarono contro la chiesa della Maddalena, fantasiosa delizia del rococò (si veda soprattutto la sagrestia, forse la più bella di Roma).
In particolare fu criticata la facciata; un neoclassico la definì "il non plus ultra del gusto stravolto" tacendone volutamente l'autore "perchè non degno di essere nominato"; il Gnoli, con aria di saccente disprezzo la disse "tutta lavorata come fosse di zucchero".

Il frate dragone

Nella Chiesa della Maddalena è sepolta Teresa Benicelli, fanciulla romana morta d'amore per Pio Pratesi, cadetto dei dragoni del papa, che aveva dovuto lasciare per volontà dei parenti.
Un giorno, sorpresa mentre scriveva al suo innamorato, fu aspramente redarguita dai fratelli che non la lasciaron più in pace, e con intrighi ottennero di far trasferire il Pratesi a Viterbo. La fanciulla spasimante divenne melanconica e deperì in tal modo che il medico curante avvertì la famiglia che ogni speranza di guarigione era perduta. Allora i parenti, mutato parere, permisero al giovane di venirla a visitare; il giovane venne, ed entrato nella camera della moribonda, se la strinse al seno baciandola, ma ella ebbe solo forza di dire "E' troppo tardi".
Dopo tre giorni morì, e tutta Roma prese parte ai funerali in S.Salvatore in Lauro.
Nel mezzo del tempio eretto il catafalco ove sopra era visibile la povera Teresa vestita da sposa; improvvisamente il giovane ufficiale si appressò alla bara, baciò in fronte la povera morta e preso un fiore che ella aveva sul petto, fuggì.
Il Pratesi, giunto a casa, puntò la pistola al cuore, e per due volte fece inutilmente scattare il grilletto; allora, come per divino avvertimento si recò alla chiesa dei Cappuccini. Otto giorni dopo il giovane venticinquenne vestiva il saio, e passati 2 anni, padre Pacifico, che tale fu il nome preso, celebrava la sua prima messa sulla tombra dell'amata Teresa.

VIA DI MONTE BRIANZO


Via di Monte Brianzo

Secondo alcuni, deve il nome alla colonia, quì stabilita, di cittadini di Briançon, che Gregorio XI nel 1376 condusse a Roma, quando ristabilì la sede papale;
Secondo altri dalla colonia, che quì si stabilì di cittadini della Brianza, che facevano commercio di vino.

Quando Sisto IV nel 1471 sistemò e lastricò la via, questa prese per poco il nome di V.Sistina.

La chiesa dei Tintori
Chiesa di S.Lucia della Tinta, già detta S.Lucia Quatuor Portarum, dalle quattre vicine piccole porte, che si aprivano nelle mura, che costeggiavano il Tevere. L'appellativo della Tinta deriva dall'essere questa la contrada ove erano riuniti i tintori di stoffe, e la chiesa appartenne alla loro corporazione.

La Torre
Torre di S.Lucia, l'ultima esistente della cinta di mura, che proteggeva Roma dalla parte del Tevere e propriamente a difesa della posterula Tiberina; altra consimile venne demolita ai nostri giorni in V. del Melangolo.

sabato 17 ottobre 2009

PORTA MAGGIORE

Porta Maggiore

Nome datole nel sec.XI per essere in diretta comunicazione colla basilica di S.Maria Maggiore.

I nomi delle Acque
Onorio nel 403, rinnovando le mura, trasse profitto dagli archi monumentali sui quali passava l'acquedotto delle acque:
Marcia, condotta nel 608 da Quinto Marcio Re;
Tepula, condotta nel 627 da Quinto Sevilio Cepione;
Giulia, condotta nel 708 di Roma da Agrippa;
Claudia o Aniene Nuova portata da Claudio nel 41 d.C., per formare l'attuale porta a due fornici, chiamando l'uno Porta Prenestina, e l'altro, Porta Labicana, sostituendoli così alla Porta Esquilina del recinto Serviano, dalla quale egualmente si staccavano le due V. Prenestina e Labicana.

"ad Spem Veterem"

La porta sorge nel luogo, che aveva nome "ad Spem Veterem", dal celebre antico santuario, i cui avanzi acuni vorrebbero nel blocco di costruzione laterizia frapposto fra S.Croce in Gerusalemme e l'acquedotto di Claudio.
In questa contrada, Lampridio pone i giardini Variani, così detti dal nome di famiglia di Eliogabalo figlio di Sesto Vario Marcello, già ville ed orti Epafrodiziani e Torquaziani.
Quì nel 1327 avvenne lo scontro dei Romani coi guelfi alleati di Carlo d'Angiò; e nel 1284 dei Colonnesi con i partigiani di Sisto IV. Nel sec. VII la porta ebbe anche nome di Sessoriana dovuto ai sopra detti giardini Variani o Sessoriani.

Stendhal
"Porta Maggiore (1828) è coperta di terra fino alle cornici, che si possono toccare con mano. Quella massa spessa di 12 o 14 piedi, che è caduta su quasi tutti i monumenti di Roma, è terra e non avanzi di mattoni e calce. Spesso questo fatto è stato spiegato con enfasi; ma la minima logica non lascia neppure un vestigio di tali belle spiegazioni" Stendhal

La tomba del fornaio
Fuori dalla porta è il sepolcro di Marco Vergilio Eurisace, fornaio appaltatore, nel quale sono raffigurati gli oggetti relativi alla sua professione; le colonne sono formate con finte mole di grano; i loculi raffigurano bocche di forno, i rilievi esprimono tutta la lavorazione del pane.
Venne alla luce nella demolizione eseguita nel 1838 delle opere di difesa del recinto aureliano.
Il sepolcro preesisteva all'acquedotto, distante da questo appena m.2.70, mentre è noto che la zona di rispetto ai lati degli acquedotti doveva essere di m.4.50. Appartiene quindi allo scorcio di età repubblicana.
Altra stranezza del bizzarro fondatore della tomba è rilevato da una iscrizione, rinvenuta presso il monumento stesso, nella quale è detto, che gli avanzi del rogo della moglie di Eurisace, di nome Atisia, erano stati deposti in un panarium, ossia in un cinerario di marmo a foggia di madia da riporre il pane.

La basilica sotteranea
Fuori di questa porta il 7 luglio 1856 fu inaugurata la stazione di partenza della ferrovia per Frascati.
In seguito al cedimento di terreno sotto un binario della linea Roma-Napoli, è venuta alla luce nell'aprile del 1917 una basilica sotteranea, che conserva il più importante complesso di stucchi decorativi giunti fino a noi dall'antichità romana e nella quale studiosi eminenti riconoscono- accanto alla Villa dei Misteri di Pompei- la più organica testimonianza di culti misterici.
La basilica era, al momento della scoperta, gravemente danneggiata da infiltrazioni d'acqua, dall'attività di un parassita delo stucco e soprattutto dalle micidiali vibrazioni e scosse provocate dall'andirivieni dei treni.
Oggi, passano sopra la basilica diverse centinaia di treni al giorno, ma non rappresentano più un pericolo, perchè con complessi lavori terminati nel 1952 l'importante complesso è stato completamente isolato.
La fondazione della basilica viene data alla metà del I sec. d.C. e attribuita a un gruppo di ricchi patrizi romani seguaci del neo-pitagorismo. I neopitagorici credevano nella metempsicosi, quindi nell'immortalità dell'anima, e nella necessità di liberarsi con una vita austera dalla schiavitù dei sensi conquistando così la felicità vera ed eterna dell'oltretomba.
A queste teorie si accompagnarono presto pratiche spiritistiche e divinatorie. Il tutto dovette sembrare pericoloso al Senato di Roma, e provocare la chiusura della basilica sotteranea: questa non rivela traccia di restauri antichi e secondo ogni apparenza fu frequentata solo per breve tempo.

mercoledì 5 agosto 2009

SANTA MARIA MAGGIORE



Santa Maria Maggiore

o Santa Maria della Neve, uno dei tre nomi di Santa Maria Maggiore sull'Esquilino, chiamata anche Liberiana; ed ecco perchè.
Verso la metà del IV secolo un ricco e pio patrizio romano voleva consacrare tutti i suoi beni a un'opera in onore di Dio; ma non sapeva bene di che opera dovesse trattarsi. Lo aiutò a uscire dalla sua perplessità la Vergine che, apparsagli in sogno una notte fra il 4 e il 5 Agosto, gli disse di costruire una chiesa dove avrebbero trovato, l'indomani, neve caduta di fresco.
La stessa notte, papa Liberio aveva fatto un sogno analogo. La mattina successiva, i romani stupefatti videro che durante la notte sull'Esquilino era caduto un tappeto di neve; nel luogo della nevicata miracolosa furono subito iniziati i lavori per la costruzione della basilica.

Il Belli così riassume di questa chiesa:
"La Madòn de la Neve è una Madonna
diversa assai da la Madòn de' Monti...,
Sopra de lei m'ariccontava nonna
...'na storia vera da restacce tonti.
Ciovè che un cinqu'agosto, a ora certa,
nevigò in simetria su lo sterrato
fra Villa Strozzi e'r Palazzo Caserta.
E intanto un Papa s'insognò un prennore:
E "Và",s'intese dì:"dove'ha fioccato
fa fabbricà Santa Maria Maggiore".

Una reliquia che intenerisce
Prese anche il nome "ad Praesepe" perchè in un'urna d'argento, donata da Filippo II di Spagna, si custodiscono alcuni frammenti di tavole, che si ritiene abbiano appartenuto alla mangiatoia ove fu deposto Gesù appena nato.
Intorno alla reliquia, nel '200, o nei primissimi anni del '300 fiorì un mirabile Presepio, il primo che si conservi, opera di Arnolfo di Cambio; è nella cripta della Cappella Sistina, l'ultima della navata destra.

Salus Populi Romani
Ricorderemo la famosa immagine della Vergine chiamata col nome di "Salus Populi Romani", in ricordo della terribile pestilenza, che infieriva in Roma ai tempi di Gregorio I, il quale, per arrestare l'epidemia, volle che processionalmente fosse trasportata in S.Pietro. Non appena l'Immagine uscì dalla chiesa, il morbo cominciò a calmarsi e giunta sul Ponte S.Angelo, avanti alla mole Adriana, fu visto sulla sommità di essa, un angelo nell'atto di pace, mentre si udì scendere dall'alto un coro, che ripeteva: Alleluja, Alleluja. La grazia era fatta, e , a perpetua memoria, fu collocata in cima alla mole la statua dell'angelo.

Usanze mangerecce
Era usanza nella Roma Papale, dopo la messa della mezzanotte di Natale, di offrire, in questa chiesa, tazze di brodo di cappone, ripiene di petti di pollo, agli officianti, al Capitolo, alla Corte Pontif. e agli invitati che intervenivano alla cerimonia.

L'oro d'America
Il soffitto a cassettoni della chiesa, attribuito a Giuliano da Sangallo, reca lo stemma gentilizio di Alessandro VI Borgia: un bue. Secondo la tradizione, il soffitto venne dorato con il primo quantitativo d'oro giunto dalle Americhe."

sabato 25 luglio 2009

VICOLO DEI MONTECATINI


Vicolo dei Montecatini

"Dal palazzo appartenente alla famiglia Catini, che sorgeva ove ora è il pal.Mazzetti.
L'aggiunta di monte si deve all'uso invalso nei secoli di mezzo, di così chiamare ogni lieve rialzo del terreno.

Secondo altri dalla famiglia, che prese il nome dal castello di Montecatini di cui aveva la signoria."