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sabato 14 novembre 2009

VIA ARCO DELLA CIAMBELLA


Via Arco della Ciambella

Varie provenienze
Dagli avanzi semicircolari ancora esistenti, nel medio evo detti "Lo Rotulo", di un'antica sala di aspetto, o secondo altri del Laconico o Va
porario delle Terme di Agrippa;
secondo Flaminio Vacca, volendo il card.Della Valle cavar tesori, fece qui scavare, e trovò la gran corona di metallo dorato, che guarniva l'occhio della volta o tolo della scala, e avendo forma rotonda i cavatori dissero:"Ecco la Ciambella".
Il Lanciani non crede a questa storiella, avendosi memoria di una osteria di tal nome dal giubileo di Alessandro VI.
Il nome probabilmente deriva da uno scalpellino nominato Ciambella, che qui aveva bottega.

L'arco fu demolito nel pontificato di Gregorio XV.

L'edicola miracolosa
"Osservasi l'immagine della Madonna che il 9 Luglio 1796 aprì le pupille, rinnovandosi questo miracolo per tre settimane".(Marchetti)

La sala delle Terme
"La strada presente taglia la gran sala delle Terme, trapassando sotto uno dei due ingressi arcuati, che mettevano anticamente in essa. Da tale trapasso sotto i detti archi, è rimansto il nome di Arco della Strada"(Maes).

sabato 3 ottobre 2009

VIA DEL VANTAGGIO

Via del Vantaggio

Bartolomeo dell'Avvantaggio, abbreviatore pontificio nella metà del sec.XVI, vi ebbe casa.

Prima del Lungotevere

Nominare questa V., che faceva capo a fiume, prima della costruzione del Lungotevere, in gergo romanesco, conteneva un senso di minaccia.
Infatti il Belli dice:
"Per via cher vicoletto der Vantaggio,
Sor cavajere mio, riesce a fiume."

Lapidi commemorative
Lapidi (ora sparite), che ricordavano le visite fatte al Wicar per ammirare il suo quadro "La Resurrezione del figliolo e della vedova di Naim", da Francesco I d'Austria (1819), Federico Guglielmo di Prussia (1822), Francesco I di Napoli (1825) e Pio VII (1820).

sabato 25 luglio 2009

VIA DEL CARAVITA


Via del Caravita, già V.dei Fervitori

"Dalla congregazione e dall'oratorio qui esistente, volgarmente già detto del Garavita, fondato nel 1711 dal padre gesuita Pietro Caravita, con l'elemosine dei fedeli, e dedicato a S.Francesco Saverio e alla Madonna della Pietà.

I Mantelloni
Venivano chiamati Mantelloni quei confratelli, che dopo essersi date per penitenza le battiture (disciplina) in questa chiesa, uscivano salmodiando per tutte le vie, fino ad una Madonna stabilita, e che si accomiatavano dicendo: "Sia lodato Gesù Cristo."
Scrive d'esse il Belli nel sonetto "Le Truppe di Roma":
"S'informino, canaja, scemunita,
La disciprina, qui, 'gni bon sordato
Va a dàssela 'gni sera ar Caravita."

e ancora:
"Ma chi? quelli che vanno ar Caravita
la sera, e ce se sfrusteno er furello?
Sò tutti galantommini, fratello;
gente, te lo dich'io, de bona vita.
Quarcuno, si tu vòi, porta er cortello:
a quarcuno je piace l'acquavita:
quarchidunantro è un po' longo de dita;
ma un vizio, già se sa, bisogna avello.
Ma poi tingheno tutti er mantellone,
e cor Cristo e le torce quann'è festa
accompagneno er frate a le missione.
E 'gni sera e per acqua, e pe tempesta,
vanno per Roma cantanno orazzione
coll'occhi bassi e senza gnente in testa."

Botte da orbi
Nell'Oratorio del Caravita, scriveva Louis Delatre nel 1870:
"è uso che dopo la predica si distribuisca ai devoti una discipina per battersi. Poi si spengono i lumi e allora comincia la flagellazione."
Ma, lungi dall'usare la sferza per mortificare le proprie carni, "molti picchiano sulle colonne e sulle panche, altri sui loro vicini. Questi, talvolta, rendono pan per focaccia; allora nasce una baruffa, una confuzione, un parapiglia universale, e piovono da ogni parte in quell'oscurità nerbate da orbi".

Le lascivie del gesuita Paccanari
Un confratello gesuita, Nicolò Paccanari, tirolese, giovane audace, fondò un convitto di donne chiamate Dilette di Gesù, grazie agli aiuti dell'arciduchessa Marianna d'Austria.
Egli divenuto, per abuso dei sacri canoni, superiore nell'Oratorio del Caravita e superiore, in Dillingen, del Cuore di Gesù, era tenuto in concetto di santità.
Il Paccanari in Roma proruppe in disordini, e, palesate nei convitti delle Dilette le sue lascivie, fu accusato di sacrilegio alla Inquisizione, fu punito con 14 anni di carcere, e le società d'ambo i sessi vennero sciolte."

VICOLO DORIA

Vicolo Doria, già v.della Stufa.

Dal pal. Doria.

v.della Stufa
"Tre vie avevano questo nome: una presso V.Arenula, ora sparita; altra, ora V.dei Gigli d'Oro; la terza, ora vic.Doria. Alla fine del sec.XVIII si chiamavano stufe certe foggie di carrozze chiuse , artisticamente dorate con tre lati a cristalli.

Adinolfi scrive:
"Stufa dicevasi nel '400 o '500 una sistemazione di ambienti e di forni e vasche d'acqua. Di solito vi erano tre camere, in quelle di mezzo v'era una caldaia grande con acqua, che veniva riscaldata fino all'ebollizione, ed il vapore si faceva passare in uno degli ambienti laterali, che riusciva così caldissimo. Nell'altro ambiente vi era il bagno propriamente detto ove si facevano abluzioni, e prima e dopo il bagno di vapore."

Secondo altri qui era una stufa della quale gli Ebrei si servivano per farvi stufare le azzimelle e altre pizze prima di metterle al fuoco."

VIA DEL CORSO


Via del Corso

"Questa V.,lunga quasi 2 km.,è la più signorile di Roma e fu dedicata ad Umberto I. Anticamente, dalla Porta Ratumena, presso il sepolcro di Bibulo, fino a p.S.Marcello, era detta V.Lata e da questo punto in poi V. Flaminia.
Dal tempo del veneto Pietro Barbo, Paolo II, che costruitosi il colossale pal.Venezia, volle assistere da questo alle corse di uomini e cavalli senza fantino (barberi), la V. venne chiamata Corso.

Nelle varie corse si stabiliva come punto di partenza, p.Sciarra per i ragazzi, V.della Vite per gli uomini, p.del Popolo per i cavalli. In antecedenza le corse si facevano o per V.Giulia o per Borgo Nuovo."

Le corse dei berberi
Scrive il Platina: "Havendo il papa {...} quietate le cose d'Italia si volse all'otio et ne ordinò ad imitazione degli antichi alcuni giuochi et feste magnifiche et ne diede un bel desinar al popolo {...} I giuochi furono otto palij che nel Carnevale per otto dì continui si donarono a coloro che nel corso restavano vincitori.
Correvano i vecchi, correvano i giovani, correvano quelli che erano di mezza età, correvano i Giudei et li facevano ben saturare prima perchè meno veloci corressero. Correvano i cavalli, le cavalle, gli asini e i bufali, con tanto piacere che per le risa grandi potevano appena starne le genti in piè"

La storia ha conservato il nome dell'uomo che primo percorse in automobile la famosa via romana: Cleto Brema; e la data dell'evento: il 3 ottobre 1895.