Diverse denominazioniNel x sec. questi pressi erano detti ad Scorticlarios, essendo il quartiere dei conciatori di pelli.
Ai tempi dei Borgia era detta p.dei Lombradi e si estendeva verso p.Madama, ancora non esistendo il pal. om.; fu anche detta .Saponaria, infine prese l'attuale nome dalla chiesa dedicaa a S. Luigi re di Francia nel 1589. Luigi IX (1226-70) fece una crociata in Egitto, ma fatto prigioniero venne riscattato col pagamento di 400.000 bisanti d'oro; avendo poi intrapresa l'ottava crociata, sbarcato a Tunisi,quì morì di peste.
La chiesa dei francesi
I Francesi ebbero da principio chiesa ed ospizio presso l'antica fondazione di Carlo Magno chiamata Campo Santo presso il Vaticano; nel III e IV sec. si trasportarono presso S.Andrea della Valle, ma trovandosi troppo ristretti, fecero un cambio di proprietà con l'abazia di Farfa.
Una confraternita francese fu approvata da Sisto IV nel 1475, col nome della Vergine Immacolata e S.Luigi. Questa confraternita costituì l'attuale chiesa, che fu inaugurata nel 1589.
Sepolture
Sepolcro del card. de la Grange, morto nel 1707 all'età di 105 anni, età alla quale non giunse mai alcun card.; vi sono sepolti il Valadier, il card. de Bernis e Paolina Montmorin Beaumont (1770-1803) figlia di un ministro di Luigi XVI, che, appena uscita di convento, a 17 anni si trovò maritata per convenienze sociali al conte Beaumont, che l'abbandonò indegnamente.
Durante il terrore fu vittima il di lei padre conte di Montmorin, che fu vilmente assassinato, mutilato e impalato. Il delitto iniziò una strage della famiglia i cui membri ad uno ad uno salirono la ghigliottina.
Nel 1803 la Beaumont, agonizzante per la tisi, raggiunse Chateaubriand suo amante, allora segretario dell'ambasciata a Roma, e morì il 4 novembre.
Sul ricco monumento ha la seguente epigrafe:
"Dopo aver veduto perire tutta la famiglia
suo padre, sua madre, i suoi fratelli, sua sorella,
Paolina Montmorin consumata da una malattia di languore è venuta a morire
in terra straniera
De Chateaubriand ha alzato
questo monumento alla sua memoria"
In precedenza..Nel luogo ora occupato dalla chiesa era un piccolo tempio rotondo rimasto sempre inconpiuto.
L'area della piazza e via nei tempi imperiali era occupata da parte delle Terme Neroniane ed Alessandrine; nel 1662 vi furono rinvenute due grandi colonne, che servirono a restuarare il lato sinistro del pronao del Pantheon.
Il Nestore dei notai romani
"Vi era pure un altro uomo conosciutissimo personalmente da Lucrezia Borgia; era questi il Nestore dei notai romani, il vecchio Camillo Bencimbene, la persona di fiducia per i negozi legali di Alessandro e di tutti i cardinali e i nobili di Roma. Teneva studio sulla p.dei Lombardi (S.Luigi dei Francesi). Durò colà nell'ufficio suo fino al 1505"Gregorovius
Via dei Cerchi
Circo
Corruzione della parola Circo.
La parola Circus deriva dai diversi giri, che qui facevano con i carri trainati dai cavalli.
La V. fu aperta da Sisto V, dove, presso i Romani, era il vicus Consinius.
Nel Medioevo era detta V. del Cerchio, e deve il nome agli avanzi degli archi dell'antico Circo Massimo, che erano detti "gli scivolenti" dai gradini rotti e logori da formare una discesa sdrucciolante.
Del Circo restano visibii alcuni avanzi all'estremità della V. per la quale si va a S. Gregorio.
Chiese sparite
Nella V. addossato ai ruderi del Settinozio, era il piccolo oratorio di S.Maria de' Cerchi, ora abbandonato e ridotto a bottega.
Altra chiesa sparita è S. Maria de Manu, nome derivante da una mano votiva che poi fu messa sora la strana casa barocca al'inizio della V. e il volgo la disse la mano di Cicerone; era di pietra e qualche amatore la sostituì con un brutto calco, ora quasi completamente rovinato.
La mano di Cicerone
Ai piedi degli Orti Farnesiani si può vedere una strana costruzione barocca, sulla cui facciata spicca una mano, con l'indice teso a indicare un punto lontano.
Numerose sono le supposizioni circa la provenienza di questo arto a sè stante: chi pensa dacesse parte di una statua, chi invece crede sia stato appositamente scolpita per dare un che di fantastico alla facciata della casa: per il popolo di Roma tuttavia questa è e resta la mano di Cicerone.

Via Madonna dei Monti
Qui, presso la via Leonina era anticamento il Vico Ciprio, che si vuole prendesse questo nome per buon augurio dei Sabini, che vi risiedevano nella lingua dei quali cipro era lo stesso che buono.
L'asta di Orazia
"Presso questa V. i Romani, per espiare l'uccisione della giovane Orazia, eressero due are, una in onore di Giano Curazio, l'altra di Giunone Sororia.
Sopra queste due are venne infisso un trave, che era chiamato il trave della sorella Tigillum Sororium. Sotto questo legno, al pari dei prigionieri di guerra costretti di curvarsi sotto l'asta, dovette pur passare l'uccisore di Orazia; questa sacra cerimonia veniva mantenuta nelle età successive, per cura dei discendenti di Orazio, e la V.medesimo era denominata Tigillio Sororio." (Pais)
I giornali di Roma
Questa V. è in funzione come tale da circa 3000 anni e si chiamava, come si rileva da Tito Livio, Argiletana ed in essa (Lanciani) venivano pubblicati ogni giorno i giornali di Roma e mandati poi nelle province colla posta imperiale.
Le notizie erano varie: Atti di nascita e di morte, testamenti, resoconti giudiziari e finanziari, cambio di monete, relazioni sulle sedute del Senato, atti del collegio dei Pontefici, varietà, teatri, fatti della vita cittadina ecc.
Via S.Vicenzo
La bella nipote del Mazzarino
Dalla chiesa dedicata a SS.Vicenzo e Anastasio, fatta riedificare nel 1650 dal card.Mazzarino con architettura del Longhi il Giovane, il quale nella facciata pose tante colonne, che da volgo fu soprannominata "Canneto di marino Longhi".
Nell'alto della facciata troneggia lo stemma del card. Mazzarino: un fascio littorio attraversato da una banda caricata di tre stelle a cinque punte.
Sotto detto stemma, sovrastante la porta d'ingresso della chiesa, è il busto di una donna, che sembra riproduca le sembianze di Ortensia Mancini la più bella fra le nipoti del cardinale.
Il potentissimo cardinale era nato a Roma, da un siciliano Pietro, divenuto cameriere e poi intendente dei Colonna, e da una figlioccia del Connestabile, Ortensia Buffalini o Ruffalini.
Giulio Raimondo Mazzarino era nato "vestito",scrive un biografo, cioè "involto in una certa pellicina sottile come una cipolla";con la camicia insomma.
Della sua strepitosa carriera beneficiò tutta la sua famiglia.
Il padre, rimasto vedono, sposò una Orsini e visse gli ultimi anni in mezzo agli agi, nel palazzo oggi Pallavicini-Rospigliosi; un nipote diventò duca di Nevers; un nipote connestabilessa (Maria Mancini, sposa di un Colonna), sei nipoti duchesse, sposate con i più bei nomi di Francia.
Ortensia fu dallo zio rifiutata (due volte) a Carlo II d'Inghilterra e al futuro Pedro II di Portogallo, e offerta invece senza successo a Luigi XIV, che aveva amato troppo sua sorella Maria.
Infine il Mazzarino fece sposare Ortensia a Armand de la Porte de la Meilleraie, con 400.000 scudi di dote e la promessa di nominarlo sue erede se avesse assunto titolo e armi dei Mazzarino.
Bellissima, ben più di quanto ci dica il busto della facciata della chiesa, dotata di tante attrattive che ancora a quarant'anni aveva ammiratori pronti a battersi in duello per lei, Ortensia non fu una moglie esemplare (ma "la sua giustificazione", scrisse Mme de Sevigné, "era impressa sulla faccia del marito") nè una donna tranquilla; ebbe anzi una vita non meno avventurosa della sorella,punteggiata di continue fughe (anche Maria continuava a scappare dal marito), talvolta in abiti maschili, reclusioni in conventi, evasioni. Poi trovò ospitalità in Inghilterra, presso l'antico spasimate Carlo II, e si quietò; col tempo si diede alla cultura, si creò una piccola brillantissima corte.
Ortensia o Maria?
Secondo altri il busto sarebbe quello di Maria, sorella di Ortensia.
Amante del giovane Luigi XIV, che concepì per lei una vera passione, la bella Maria venne sposata al principe Colonna.
Condusse una vita piena di amori e di scandali finchè il marito decise di metterla in convento in Ispagna, dove morì.
In interiore homine
Nell'abside, dietro le rispettive lapidi, sono conservati gli organi tolti per l'imbalsamazione a quasi tutti i papi dal 1590 (Sisto V) al 1903 (Leone XIII).
Sisto V inaugurò l'uso legando spontaneamente i propri precordi, in testimonianza d'ossequio e a perpetua memoria.
Dopo 24 ore dalla morte del papa si apre il cadavere per imbalsamarlo: i visceri si estraggono e si racchiudono in un vaso da depositare nel sepolcro o, in passato, appunto nella chiesa dei SS.Vincenzo e Anastasio.
Il motivo?
La chiesa è la parrocchia del Quirinale, residenza papale fino al secolo scorso. L'usanza un pò macrabra fu abolita da Pio X.
Per la presenza dei precordi di pontefici, il Belli definì la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio "un museo de corate e de ciorcelli", spiegando in nota che con questo termine i romani indicano "i visceri nobili dei minuti animali da macello".
Fienaroli
In questi pressi, nell'età di mezzo, era un vic. detto dei Fienaroli, dai venditori di fieno che vi avevano dimora e commercio.
Via della Scrofa
Dalla scultura in pietra, raffigurante detto animale, conficcata nelle mura dell'ex convento degli Agostiniani, sede per molto tempo del Ministero della Marina; residuo di una fontana fatta fare da Gregorio XIII.
Si trova dopo il portone n°84, murato a circa un metro d'altezza. Gettava acqua dalla bocca e faceva parte della fontanella che ora si trova sull'angolo della via stessa.
Campo Marzio, rione
Comprende tutta la pianura, che corre tra il Campidoglio, il Quirinale, il Pincio fino al Tevere.
Ha per stemma una mezzaluna in campo turchino.
Questo campo in antecedenza detto Tiberino, fu dal Popolo Romano dedicato a Marte, dopo la cacciata dei Traquini, che quì avevano le loro proprietà.
La pianura era fuori del recinto serviano e destinata agli esercizi militari; poi, essendo stata occupata da splendidi edifici, per l'aumento della cavalleria fatto da Cesare, non essendo più adatta a campo militare, fu nella parte libera adibita alle corse e alla ginnastica.
Il campo militare, quando l'esercito romano, divenne permanente, fu a Centocelle e gli alloggiamenti furono costruiti nella zona superiore del Celio.
Via del Banco di Santo Spirito
Canale di Ponte
Questa V. e quella di Bianchi Nuovi erano in antecedenza chiamati Canale di Ponte. Un commentatore spiega:"divenendo nelle inondazioni del Tevere simile ad un canale". Ma probabilmente la spiegazione esatta è un altra, infatti tutta Roma quando il Tevere rompeva, diventava simile ad un canale e anche a qualcosa di peggio. Il "canale raccoglieva nel suo breve, affollatissimo corso, tutta la gran massa dei pellegrini che provenivano dalla classica "zampa d'oca", formata da cinque importantissime vie convergenti, e che si recavano a traversare il ponte S.Angelo per raggiungere S.Pietro e il Vaticano.
La zecca
Paolo V (1606) trasformò la vecchia zecca di Giulio II in un Banco, che chiamò di Santo Spirito, dall'om.ospedale da cui precedette; nel quale si depositava il denaro con sicurezza, ma senza percepire interesse. Quì ebbero banco : i Cacciaporci, i Calvi, gli Spinelli, i Cigala, i Vivaldi, i Ricasoli, i Tornabuoni, i Medici, e presso il ponte i pozzi e gli Altoviti.
Orrendo spettacolo
Nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano fu deposto, con capo mozzo dal busto, Renzo Colonna protonotaro, decapitato in Castel Sant'Angelo come colpevole di ribellione, mentre un nipote di papa Sisto IV, un Riario, saccheggiava e incendiava le sue case presso la chiesa dei Santi Apostoli.
Ad un certo punto, ecco entrare in chiesa la madre del giustiziato e, orrendo spettacolo, sollevarne per i capelli la testa, lanciando maledizioni contro il pontefice.
Fu un episodio della lotta fra i Colonna e gli Orsini, sostenuti da Sisto IV (XV secolo).
Arco della Pace, Via della Pace
Dalla chiesa dedicata a S.Maria della Pace, il cui chiostro fu edificato dal Bramante nel 1504.
I rivenditori d'acqua
Qui in antecedenza era la chiesetta di S.Andrea o S.Maria de Aquarenariis o Aquaricariis, abitandovi i rivenditori d'acqua, quando nei secoli di mezzo Roma, difettando di acque potabili, adoperava l'acqua del fiume, dopo averne fatto depositare l'arena; da ciò la V. ebbe nome degli Acquarenari.
Infatti ancora nel 1517 l'Ariosto raccomandava al fratello Galasso di tenergli pronta, per il suo arrivo a Roma, dell'acqua purgata del Tevere:
"Fa ch'io trovi dell'acqua non di fonte,
Di fiume sì, che già sei di veduto
Non abbia Sisto ne alcun altro ponte"
Questi acquarinari l'attingevano con barili all'altezza del Ponte Milvio e l'andavano distribuendo per le case; ed a causa della facoltà che avevano d'introdursi in ogni casa ebbero fama di mezzani.
Alla corporazione degli Acquarinari apparteneva la madre di Cola di Rienzo, che viveva "di panni lavare e di acqua portare".
La Vergine ferita
In detta chiesetta era una immagine della Vergine che, colpita da un sasso gettatole contro, avrebbe sgorgato sangue.
Sisto IV vi si recò in processione e fece voto di erigere in quel sito un magnifico tempio alla Vergine, se si fosse potuta evitare la guerra minacciata dalle funeste conseguenze della Congiura dei Pazzi a Firenze;
infatti, scongiurata la guerra, venne edificata nel 1480 l'attuale chiesa dedicata a S.Maria della Pace.
Pasquino
Il giorno della riconsacrazione, essendo stato eretto un arco trionfale nel cui mezzo campeggiava il ritratto del papa con sotto l'iscrizione:
"Orietur in diebus nostris justitia et abundantia pacis" (nascerà ai giorni nostri la giustizia e l'abbondanza della pace",
Pasquino gli cambiò l'orietur in morietur e il pacis in panis :
"Morirà ai giorni nostri la giustizia e l'abbondanza del pane"
Vicolo del Farinone
dai vari depositi di Farina
Rione Borgo
Anche detto città Leonina o Città Nuova, da Leone IV, che lo cinse di mura.
La parola borgo viene da burg (quartiere), che così chiamavano i Sassoni il loro quartiere, che si era formato vicino all'ospedale di S.Spirito.
Solo il 9 dicembre 1586, regnando Sisto V, i Conservatori, i Senatori, il Priore dei Caporioni, raccolti a pubblico consiglio in Campidoglio, deliberarono di assumere la città Leonina a decimoquarto rione di Roma col nome di Rione Borgo, avente per stemma un leone in campo rosso, che posava sopra una cassa ferrata, con la destra branca poggiata sopra tre monti, che avevano sulla sommità una stella;
stemma proprio della famiglia di Sisto V, col motto:
"Vigilat sacri Tthesauri custos";
alludendo il leone, al nome dato al Borgo da Leone IV di città Leonina, e col cassone cerchiato di ferro, ai tre milioni di scudi che Sisto V ripose in Castel Sant'Angelo nei cassoni ancora visibili.
Via di Santa Maria dell'AnimaDurante il '400, la maggior parte di questa V., essendo fiancheggiata da proprietà della famiglia Mellini, era detta Mellina, o di S.Agnese.
L'immagine di Maria
Dove ora sorge la chiesa di Santa Maria dell'Anima, nel '500 si rinvenne una immagine di Maria seduta, avente due fedeli prostrati ai suoi piedi, simboleggianti due anime che pregavano, da ciò il nome della via. La chiesa è architettura di Sangallo e La sacra Famiglia sull'altare è di Giulio Romano.
Chiesa e attiguo ospizio vennero fondati da un tal Giovanni di Pietro, fiammingo, a benefizio dei suoi connazionali.
I marmi di Domiziano
Chiesa di S.Nicola dei Lorenesi, già S.Caterina, ha la facciata formata coi marmi dell'antico stadio di Domiziano.
La torre di Via di Tor Millina
Dalla famiglia Millini o Mellini, una delle più nobili ed antiche di Roma.
Cresciuta in ricchezze si divise in due rami: uno ebbe le case di S.Salvatore in Onda, l'altro, più noto, quelle che erano in questa V. in modo da dare il nome non solo alla contrada, ma anche ad una chiesa, che qui sorgeva dedicata a S.Nicola, detta de Mellini.
Delle loro sontuose dimore rimane quasi più nulla, perchè la maggior parte venne acquistata da Innocenzo X per accrescere il pal.Pamphilj. Tuttavia sorge ancora ben conservata la torre, ora ridotta ad abitazione di privati, manifesta opera del principio del sec.XIV.
Sull'alto di essa, nel parapetto sopra i beccatelli si legge ancora a caratteri di terra cotta: Mellini.
Sulle pareti si scorgono traccie di graffiti.
Via Arco della Ciambella
Varie provenienze
Dagli avanzi semicircolari ancora esistenti, nel medio evo detti "Lo Rotulo", di un'antica sala di aspetto, o secondo altri del Laconico o Vaporario delle Terme di Agrippa;
secondo Flaminio Vacca, volendo il card.Della Valle cavar tesori, fece qui scavare, e trovò la gran corona di metallo dorato, che guarniva l'occhio della volta o tolo della scala, e avendo forma rotonda i cavatori dissero:"Ecco la Ciambella".
Il Lanciani non crede a questa storiella, avendosi memoria di una osteria di tal nome dal giubileo di Alessandro VI.
Il nome probabilmente deriva da uno scalpellino nominato Ciambella, che qui aveva bottega.
L'arco fu demolito nel pontificato di Gregorio XV.
L'edicola miracolosa
"Osservasi l'immagine della Madonna che il 9 Luglio 1796 aprì le pupille, rinnovandosi questo miracolo per tre settimane".(Marchetti)
La sala delle Terme
"La strada presente taglia la gran sala delle Terme, trapassando sotto uno dei due ingressi arcuati, che mettevano anticamente in essa. Da tale trapasso sotto i detti archi, è rimansto il nome di Arco della Strada"(Maes).